Shiatsu e Gestalt – Possibilità d’integrazione del trattamento Shiatsu con il Gestalt Counseling
Ludovica de Nava – Gestalt Counsellor
Pubblicato sul numero 48-49 di Formazione IN Psicoterapia, Counselling, Fenomenologia
Abstract:
L’articolo esplora l’integrazione tra Shiatsu e Gestalt per aumentare la consapevolezza delle risorse individuali, superando la focalizzazione sui sintomi. L’autrice condivide la sua esperienza nell’unire i due approcci, sottolineando l’importanza del colloquio nel trattamento Shiatsu, arricchito dalla sua formazione come Gestalt Counsellor. Durante il trattamento, l’attenzione si sposta dalla resistenza all’espressione del sé, con un focus sulla contestualizzazione della resistenza e la relazione tra sé, corpo e organismo. Vengono esplorati i concetti di confine e contatto, evidenziando come il successo dipenda dalla capacità dell’operatore di essere presente e cogliere i cambiamenti.
Parole chiave:
Shiatsu, Gestalt, consapevolezza, risorse, aiuto, colloquio, resistenza, confine, contatto.
“La via veramente via non è una via costante”
Lao Tsu, Tao te Ching
“Che sia ghiaccio, o vapore, è sempre la stessa: Acqua “
Detto anonimo Zen
I due approcci: affinità.
Tra le dicotomie nevrotiche generalmente accettate del mondo occidentale, la più resistente è quella Corpo/Mente, perché, quando ci si illude di essersene liberati accettando che esiste una entità psicosomatica, la scissione espulsa dalla porta rientra dalla finestra come ambito di azione specialistico per gli operatori che si occupano del corpo o che si occupano della mente.
Ho potuto constatare questo, “toccarlo con mano”, durante un seminario di Shiatsu: si parlava di Shenche aveva espresso il suo squilibrio in un ginocchio. Presi la parola volendo sottolineare che si poteva concludere che lo Shen era rappresentato nel ginocchio, e mi sentii accusare di eresia.
Mi resi conto che era la valenza data da me al verbo rappresentare che metteva in crisi la comunicazione con i colleghi. Per loro era sinonimo di finzione, simbolo, mappa, che non è il territorio; per me era, gestalticamente, “agire quello che altrimenti non sarebbe stato percepibile”, e dire “il corpo rappresenta” non significava ridurlo da territorio a mappa, ma affermare che il corpo rende concreto ciò che altrimenti non lo sarebbe, e che perciò è di grande aiuto nel penetrare l’ambito più profondo – energetico – in cui finalmente si sperimenta l’insight dell’unità Corpomente.
L’equivoco era nato dal fatto che per l’operatore Zen Shiatsu (metodo Masunaga) i meridiani hanno funzioni fisiche e psichiche, e la parola “rappresenta” suonava invece come qualcosa di astratto. In fondo, si voleva dire la stessa cosa, ma il linguaggio è fortemente condizionato da valenze culturali.
Un’importante analogia fra il trattamento Shiatsu e la Relazione d’aiuto gestaltica in particolare, è che entrambi non sono rivolti alla risoluzione di sintomi, ma a sostenere la persona nell’aiutarsi, cioè entrambi servono a rendere la persona consapevole delle proprie risorse e di come fare per poterle usare al meglio.
Il momento in cui faccio tesoro di quanto ho appreso nel training per Operatore nella Relazione di Aiuto (Gestalt Counsellor) è anzitutto quello del colloquio che precede il trattamento Shiatsu. Mi è utile particolarmente per considerare ciò che la persona mi porta – il motivo per cui chiede aiuto – con un’attenzione aperta a cogliere ciò che si affaccia tra le righe: il non detto, le pause, il tono della voce: lo sfondo. Ed è ogni volta con emozione che accolgo l’emergere di quello che popola lo sfondo durante il trattamento che segue il colloquio, e durante i colloqui e i trattamenti successivi con la stessa persona. Mi dico: probabilmente accadeva anche prima che studiassi Gestalt, ma non ero così attenta a cogliere tutto questo, la mia attenzione si è dilatata e anche la mia curiosità si è ampliata, il lavoro che compio ha guadagnato respiro.
Seguendo l’idea-guida del “corpo che rappresenta, agisce, si fa teatro”, mi è più facile mantenere costante la consapevolezza del mio procedere di priorità in priorità: e dove si è nella priorità non ci si annoia; la noia, quando compare, è per l’operatore una chiara spia della perdita di contatto, denuncia che non si sta lavorando nella priorità.
In una seduta il cliente/ ricevente si apre, mostra le sue resistenze, i suoi blocchi, e ciò che era sfondo diventa figura, la persona cambiando prospettiva acquista più libertà di movimento, di movimenti, più agilità di pensiero mentre i dolori del corpo diminuiscono.
Sto volutamente mescolando il piano fisico e quello mentale: sono la stessa persona, la stessa energia. Come il ghiaccio e il vapore sono acqua.
Per quanto riguarda l’approccio individuale, questo è il setting in cui ho finora applicato quanto ho appreso durante i due anni di training come Operatore nella Relazione di Aiuto.
Il discorso sull’armonizzazione di questi due approcci rischia infatti di diventare un discorso sulle difficoltà di proposizione dell’intervento, per motivi logistici (la persona si rivolge a me con una precisa richiesta: vuole il trattamento Shiatsu, e il contratto è questo); mi sono scontrata con questo le volte che ho proposto ai riceventi di approfondire il colloquio, rendendomi conto che c’era un problema emotivo-relazionale su cui lavorare e prospettando anche un contratto di Relazione di Aiuto. Finora mi hanno più o meno esplicitamente risposto “No grazie, preferisco non smuovere nessun problema, anche se riconosco di averne; non voglio mettere in ballo altro che non sia il corpo, ed è per questo che sono qui”.
Credo che un’analoga difficoltà potrei incontrarla come Operatore della Relazione di Aiuto se proponessi alla persona di fare qualche seduta di Shiatsu per fluidificare l’energia; anche se penso che le resistenze del cliente a diventare anche ricevente, sarebbero minori, dato che il corpo è considerato abitualmente, rispetto alla mente, un territorio meno intimo per il quale c’è maggior disposizione ad affidarsi, trovandosi anche, in un più ampio ventaglio di specialisti fra cui scegliere, quello “adatto al settore” la cui guarigione la persona vuole affidare senza coinvolgere il corpo intero. Cosa certo più difficile da credere per la Mente, il cui locus è impossibile parcellizzare.
Riflettendo su questo punto, sono arrivata alla conclusione che ci sia una sola grande dicotomia1: quella fra Interno ed Esterno, dove per Interno si intende la Mente, il Sé, l’Emotivo, l’Infantile, il Biologico(nel senso più profondo e meno superficiale, e perciò il nostro essere più frainteso, trascurato, meno rispettato), la Poesia, lo Spontaneo il Personale, l’Amore e l’Inconscio, tutto quello che spesso “si fa come se non ci fosse” perché “non si vede, non si sente, non si tocca” e per Esterno, cioè offerto agli altri affinché vedano, tocchino, sentano, il Corpo, l’Ambiente, il Reale, il Maturo, il Culturale, la Prosa, il Deliberato, il Sociale, l’Aggressività, il Conscio (con cui la consapevolezza, nel senso di assunzione di responsabilità e presenza mentale ha poco a che fare). Il Corpo è visibile, si può toccare, annusare: perciò fa parte dell’Esterno, è ciò che di noi offriamo agli altri per garantire che esistiamo. Che il Corpo faccia parte dell’Esterno è documentato dal fatto che lo si affidi con delega totale molto facilmente agli specialisti, pur di non assumersene la responsabilità. Il corpo, come esterno, viene trattato come “non sé”, e sue parti vengono facilmente alienate, affidandole. Però ci tradisce, sia ammalandosi, sia rivelando con la postura i nostri disagi. E non solo con la postura; vorrei citare l’esempio di una signora elegantissima e profumata che arrivava da me per ricevere dei trattamenti Shiatsu e che si cambiava d’abito prima di stendersi sul futòn. Quando entravo nella stanza trovavo davanti a me una donna vestita con una tuta lacera e sporca. Non parlò mai della sua sofferenza, era un ambito interno che non mi competeva, ma la rappresentò sempre così, consegnandomi un corpo che la indossava.
Ma forse una via per modulare un tipo di trattamento integrato di Shiatsu e Counselling gestaltico c’è.
Kepner2 scrive che “per arrivare all’esperienza dell’integrazione corpo-mente, occorre dare parole alle polarità manifeste nel corpo”, cioè occorre fare in modo che la persona faccia esperienza del dialogo fra le due parti, quella che offre e quella che nega, di sé; c’è una nostra parte che abbiamo chiuso in ” una stanza buia”; lì, dove abbiamo chiuso emozioni che non volevamo sentire, abbiamo insieme chiuso, cioè escluso, anche funzioni organiche che siamo stati costretti a respingere, creando blocchi e rigidità nella nostra struttura fisica. Queste funzioni negate sono il legame del sé rinnegato con il corpo e una parte del nostro essere è alienato e si trova in una zona dove la consapevolezza non arriva. La separazione del corpo dal sé (e dalla mente) è un adattamento alle situazioni difficili imposte dalla vita, ed è anche la via più diretta per ottenere tale adattamento; diretta e “autorizzata”, suggerita perché culturalmente condivisa nel nostro contesto sociale.
L’armonizzazione dello Shiatsu con la Relazione d’aiuto mi si presenta come qualcosa che vedo reale e praticabile ma difficilmente ufficializzabile, perché a dichiarare che si vuole operare in modo integrato si incontrano molti ostacoli, molte resistenze; va inoltre aggiunto che sia la professione di Shiatsuka che quella di Counsellor sono professioni nuove nela nostra sfera culturale, e come tali sono oggetto di una certa diffidenza: la maggior parte delle persone preferisce andare sul sicuro affidandosi a un fisioterapista per i dolori del corpo e a uno psicologo ortodosso ( o a uno psichiatra) per i dolori dell’anima. È tuttavia possibile, come operatore, usare l’esperienza del training gestaltico sia nel colloquio precedente al trattamento Shiatsu che, tradotta in termini energetici, durante il trattamento stesso, riportando all’interno del quadro dell’energia di quella persona particolare quello che si è intuito sul suo modo di muoversi nella vita. Inoltre, il tipo di Shiatsu Zen, del metodo Masunaga, è già di per sé un trattamento olistico; infatti i meridiani (canali energetici) hanno valenze psichiche e sono connessi con le emozioni e con funzioni non esclusivamente corporee. Questo aiuta molto lo Shiatsuka nella diagnosi e nell’orientamento del trattamento, anche se per sostenere il rilascio emotivo del ricevente può essere opportuna una preparazione più specifica, qual è quella che può fornire all’operatore il training gestaltico. Spesso l’approccio di tipo energetico puro, che è quello dello Shiatsu Masunaga, rischia di restare qualcosa che non può arrivare alla consapevolezza pratica del cliente, se non supportata da una sufficiente e competente elaborazione sul piano verbale. Per chiarire meglio come opera lo Shiastuka,proverò a fare alcuni esempi, esponendo nelle grandi linee alcuni concetti relativi allo Shiatsu:
I meridiani percorrono il corpo non solo in superficie, ma giungono in profondità fino agli organi, e il mezzo in cui viaggiano è il tessuto connettivo, la fascia, la cui esistenza, come tessuto unitario che connette ogni parte del corpo fin dentro ad ogni singola cellula, è una acquisizione abbastanza recente della Medicina occidentale, mentre la Medicina Tradizionale Cinese sapeva da migliaia di anni che il corpo e la mente sono un’unità le cui parti sono tutte profondamente connesse.
Questo è un punto fondamentale per capire come le tensioni – causate da un trauma o da un pensiero – si ripercuotano in ogni parte del corpo, seguendo delle linee che potremmo definire stocastiche, cioè difficilmente prevedibili3: delle “corsie preferenziali dello stress” che variano da individuo a individuo anche di fronte allo stesso trauma. Operando Shiatsu, prima o poi si comincia a percepire e conoscere la fascia, la sua consistenza elastica simile alla pece, i suoi movimenti, il suo scorrere e fermarsi, le sue resistenze, la sua forza mentre improvvisamente tira verso la direzione abituale, viziata.
Questo tessuto si comporta come ci comportiamo noi stessi: procediamo cautamente verso un cambiamento, poi improvvisamente incontriamo un ostacolo, una nostra resistenza a cambiare, una barriera, e se ce la facciamo a resistere alla tentazione di tornare nello schema noto – che ci ha procurato problemi- avanziamo ancora, fino alla prossima barriera, al prossimo ostacolo. Ognuno ha i suoi tempi, ognuno arriva dove può; per fare crescere una pianta è inutile tirarla: si strapperebbero le radici (detto Zen che mi è caro). Questo modo di procedere, che è della nostra psiche, è agìto dalla Fascia. Il corpo è una metafora concreta di come siamo4.
Se durante il trattamento Shiatsu lavorando sui meridiani non c’è cambiamento, significa che i meridiani non possono cambiare perché il problema è nella fascia: il livello successivo alla fascia – più profondo- è l’energia. L’energia della struttura eterica-emotiva-mentale penetra in profondità all’interno del corpo fisico, fino alle ossa e ha effetti su tutto (ossatura, nervi, muscoli, ghiandole).
Se durante il trattamento si riesce a ottenere che la persona liberi parte dello stress trattenuto dalla fascia, avrà un notevole benessere e cambierà punto di vista sui suoi problemi. Potrà accadere che non ricordi più il motivo della richiesta del trattamento con cui era giunto a noi, perché la sua prospettiva è cambiata e dallo sfondo è emerso qualcosa che adesso è in figura; potrà dire che il vero problema per cui si trova sul futòn è un altro, qualcosa cui non aveva fatto caso, che non credeva fosse tanto importante. Un cambiamento nell’equilibrio energetico equivale a un cambiamento di prospettiva per la persona; così può accadere che un sintomo (rigidità, dolore, contrattura, ecc.) cambi e si sciolga e/o che qualcos’altro s’imponga all’attenzione: possono intervenire ansia, insonnia, o un sintomo fisico transitorio. È compito dell’autoregolazione organismica fare in modo che l’insieme corpo-mente integri e assimili la nuova esperienza. È compito dello Shiatsuka agevolare questo processo restando neutrale, senza “spingere”.
L’operatore Zen Shiatsu intraprende un dialogo diretto con il corpo/mente del ricevente, con la parte più profonda custodita in esso: la sua forza vitale o energia; si trova, cioè nell’insolita situazione di contatto con la “consapevolezza energetica” della persona, con la capacità che questa ha di organizzare l’autoregolazione organismica. È un livello di consapevolezza sommersa di cui la persona ricevente nella maggior parte dei casi non ha coscienza (ed è bene che sia così: se la mente cominciasse a interferire nel lavoro lo boicotterebbe innescando resistenze), ed è una forza che anima insieme corpo, mente e sfera emotiva. A quel livello profondo non c’è alcuna distinzione fra un desiderio, un moto dell’animo o della mente e una sensazione muscolare, crampo o sensazione di bruciore, dolore o sollievo. L’espressione “avverto un’angoscia muscolare” che mi è stata riferita nel corso di un trattamento, mentre agivo su un punto qualunque del meridiano del Polmone, condensa ed esprime bene questo concetto. Analogamente, una ricevente provò una sensazione di dolore “non puntuale ma diffuso” mentre toccavo lo tsubo Bo 5 del meridiano del Mastro del Cuore6 ed ebbe una reazione emotiva (pianto) insieme a un crampo in una parte distale rispetto al punto, parte che conservava il segno di un incidente avvenuto quando era piccola.
Vi è nel corpo una zona importante, che corrisponde al Sistema Nervoso Autonomo, dove la Fascia è molto presente: le meningi, che scorrono all’interno del canale vertebrale e rivestono il midollo spinale: ogni trauma si fissa nelle meningi, causandone il contorcimento, che “tira” le vertebre, provocando disallineamenti nella colonna vertebrale, da cui risulta la postura. C’è un metodo particolare – lo ShinTai, disciplina derivata dallo Shiatsu Masunaga 7– che consente di risolvere queste contratture, sciogliendole con un tocco non penetrante (not specific touch) applicato in particolari punti di attacco delle meningi lungo la colonna vertebrale: particolari a seconda del tipo di problema che la persona manifesta.
Vorrei citare qui il caso di un ricevente che, approssimandosi le vacanze di Natale, mi si presentò con un dolore lancinante sotto la scapola destra, definendolo “come una coltellata, non mi fa respirare” e con un pensiero che lo turbava: “Non mi godrò le vacanze, sto già pensando al rientro….” Iniziai il trattamento da questi due dati, praticando un test (fisico, perché le tensioni posturali sono indotte dal sistema di pensiero della persona) per avere una conferma di quello che avevo intuito ( paura del futuro), e usai il tocco non specifico nel punto d’inserzione delle meningi relativo. Il dolore si dileguò in pochi secondi, a detta del sorpreso ricevente, “con una sensazione di calore e sollievo”. Mi chiese cosa avessi fatto, e risposi la verità: “Non ho fatto nulla, è il tuo corpo che ha fatto”. Poco prima di andare via, questa persona mi disse che “Tutto sommato era proprio stupido arrovellarsi sul rientro al lavoro”, e che si sentiva leggero e disposto a godersi le vacanze.
In questi casi l’energia che si libera è quella che quel corpo/mente in quel momento può liberare, e non c’è rischio di dover gestire un surplus: la pianta cresce senza che nessuno la tiri, solo perché l’energia liberata nutre le sue radici.
In sintesi: un individuo si adatta al contesto, sviluppando nevrosi e sintomi fisici; la sua forza vitale si àncora al sistema di stress restando legata al momento o al tempo in cui ha avuto luogo l’evento stressante. Lo stress lavora in modo molto preciso: influisce su tutto: sangue, tessuti, memoria, emozioni, mente. Influenza il nostro modo di determinare (capire) la realtà. Può avere a che fare più con le convinzioni del soggetto che con un principio chimico. Così l’individuo continua a rivivere quell’esperienza, trasponendola nel presente con le azioni, i pensieri, le interpretazioni e le fantasie; Se il soggetto non è nel presente, l’informazione che ha non è corretta: Parlo con X e vedo in lui una persona del passato. Questa è una proiezione, una maschera che si frappone. Ciò è collegato con la memoria dei tessuti. La persona che “non è nel presente” vive in una lotta perenne e non può progredire nei suoi progetti e nei rapporti interpersonali; non riesce a rompere le abitudini negative. Se la osserviamo, ci sembra che abbia tutto quello che serve a vivere pienamente: l’unica cosa che manca nel presente della sua vita, in realtà, è la persona stessa, che vive rimpiangendo il passato o è proiettata nel futuro, con vuoti discorsi e progetti utopistici.8
La memoria del corpo risiede nella fascia, perciò può accadere che durante il rilascio di una restrizione fasciale il cliente pensi o provi nuovamente emozioni e sensazioni collegate a traumi o lesioni passate. Il ricordo – e le sensazioni ad esso connesse- era trattenuto all’interno dello stress del tessuto che si era creato al momento dell’evento. Trattenerlo lì, impegna molta energia che perciò non è disponibile per l’individuo: la sua forza vitale è intrappolata,9 mentre continua a rivivere quell’esperienza passata trasponendola nella sua lettura del mondo e impedendosi di progredire, perché impegnato nella lotta contro sè stesso. Se la forza vitale resta intrappolata, cambiare schema di comportamento è molto difficile; è facile intuire quanto questo recupero di energie che erano “non disponibili” abbia a che vedere con le “risorse non disponibili” che possono ridiventare disponibili dopo una buona seduta di Counselling.10 L’energia vitale, il Qi (o Ki), è da considerarsi la maggiore e la più profonda delle nostre risorse. Il trattamento fasciale, all’interno di una sessione di Shiatsu, sarebbe perciò estremamente utile integrato con un feedback che potrà essere, secondo le competenze dell’operatore, e secondo la disponibilità a un lavoro integrato e il grado di consapevolezza del ricevente, di mero ascolto e accoglienza del rilascio emotivo, oppure condotto secondo le modalità del Counselling gestaltico. Personalmente ho applicato più di una volta un tipo di ascolto che ha sostenuto, dopo un rilascio emozionale, il ricevente nel lasciare emergere alla consapevolezza problematiche irrisolte e/o rimosse; questo ha portato avanti il processo di guarigione dei sintomi fisici e un maggior benessere generale. La persona che recupera la propria energia comincia a utilizzare quello che ha, e a cercare meno cose esterne. Parla non solo di progetti e di ricordi, ma delle opportunità del presente. Smette di lamentarsi e comincia a vivere. Non cambiando niente, cambia tutto.
Già stiamo parlando di un lavoro che non è solo Shiatsu, ma Shin Tai e lavoro sulla fascia. Vediamo un po’ più da vicino come si affronta il lavoro di tipo fasciale.
Alla fascia non bisogna opporsi, non occorre sforzarsi di correggerla: l’aggiustamento non implica nessuna imposizione da parte dell’operatore: la fascia va ascoltata, assecondata, seguita, e poi… le si fa sentire che, se vuole, può cambiare schema di comportamento. Questo modo di procedere è analogo a quello dell’assecondamento usato in PNL e in Gestalt: si ascolta, si segue il cliente/paziente nella direzione viziata (in quanto gli ha procurato disagio), si cambia il colore, il sapore e la punteggiatura nel rimandargli ciò che dice, e gli si propone di vedere le cose in modi diversi, fra i quali lui stesso sceglie. Tutto ciò è propositivo, mai impositivo.
Ma la fascia, si rilassa? Sì, nella meditazione; perché nella meditazione non si è né nel passato né nel futuro, ma nel Qui e Ora.
Che cos’è il presente? È il contatto con sé stessi. È un risveglio.
Nella pratica dello Shin Tai si può notare il ripresentarsi di uno stadio (connesso a un problema puntualmente agìto nella postura e nelle tensioni del corpo) alternato ad altri stadi più volte; si tratta di un processo dovuto alla storia particolare di quella persona e alle conferme che ha dato allo schema di stress in varie occasioni della vita con le sue scelte. In realtà la liberazione non avviene secondo un ordine di tempo – p.es. dagli stress più recenti ai più antichi, o viceversa- ma la persona libera di volta in volta lo stress che è pronta a liberare. Inutile sarebbe forzare.
Un punto che mi sembra importante è che si entra in contatto con il “sistema di pensiero”, le convinzioni della persona. Ciò che nella vita fa fallire ha a che fare con ciò che si crede. Aumentando la consapevolezza, può presentarsi un certo malessere. Occorre, a questo punto, procedere molto piano. Un test di Shin Tai su questo potrebbe essere particolarmente utile in una relazione di Counselling, perché potrebbe confermare se la persona è pronta al cambiamento o alla fuga. Il test è sempre di tipo fisico, e riguarda particolari contatti sui punti di attacco delle meningi lungo il “canale centrale”; se questo stadio si presenta tre-quattro volte di seguito, è meglio fare altro: la persona non è pronta al cambiamento.
A questo punto appare chiaro perché lo Shiatsu – ma anche qualunque metodo di cura propositivo e non impositivo- non può rivolgersi al sintomo. Il sintomo è solo una “porta d’ingresso”, è quello che serve alla persona per decidere di chiedere il trattamento. È la zona emersa di un dedalo da percorrere per contattare in profondità la forza vitale e renderla fluida perché scorra dove ce n’è bisogno.
L’integrazione fra la relazione d’aiuto e questo tipo di trattamento 11 si pone in modo diverso da qualsiasi altro lavoro sul corpo12 condotto con esercizi alternati a sedute di psicoterapia o di counselling. 13Infatti, mentre l’esercizio viene proposto al cliente che decide razionalmente di farlo, nella pratica dello Shiatsu & Shin Tai l’operatore dialoga con il corpo-mente del ricevente: l’interlocutore dello Shiatsuka è, in pratica, l’autoregolazione organismica del ricevente. Spiegare al ricevente cosa sta facendo la sua regolazione organismica sarebbe, più che inutile, controproducente.
L’ideale sarebbe concordare per contratto all’inizio delle sedute, una volta per tutte, che si lavorerà sull’unità corpomente, in modo olistico, spiegando che i sintomi fisici altro non sono che una rappresentazione, un linguaggio metaforico – che s’incarna, è concreto – del corpo, evitando di menzionare la fascia: infatti, questa si “blocca” molto facilmente se la persona ricevente immagina qualcosa al suo riguardo (esperienza che ho fatto come operatore e come ricevente durante i seminari in cui tra colleghi facevamo pratica).
Ho letto con mio sollievo che anche Kepner si è imbattuto in difficoltà simili a quelle che ho fin qui evidenziato, nel tentativo di integrare il lavoro sul corpo con la psicoterapia. E la via che indica “per gradi”, mi sembra la più sensata da percorrere. Infatti, solo poche persone – quelle che hanno sviluppato un alto grado di consapevolezza – potrebbero accettare a priori un lavoro olistico condotto da un unico operatore e nella stessa seduta; la strada proponibile è:
approccio unidirezionale (trattamento Shiatsu o Counselling, riportando, come operatore, all’interno del contesto specifico le intuizioni che si hanno secondo le competenze come Shiatsukase si fa Counselling e come Counsellor se si fa Shiatsu).
approccio alternato (ambedue ma alternando dei cicli, avendo cura di riformulare il contratto secondo le esigenze del cliente). Questo, con un cliente che già riceve Shiatsu, permette una maggiore verbalizzazione, ma ci si può arrivare col tempo: è da tener presente come obbiettivo e non come punto di partenza. È qualcosa che si rivela più difficile da aplicare, vedremo perché.
Kyo, Jitsu e resistenze.
L’ostacolo più grande in questo lavoro sono le resistenze del cliente /ricevente.
Sono un ostacolo ma anche una risorsa, e indicano all’operatore la via che può percorrere per offrire il suo sostegno.
Torniamo a parlare di analogie tra lo Shiatsu e la Gestalt :
Il trattamento di Shiatsu inizia canonicamente quando, dopo aver ascoltato la persona, averne percepito la postura, il colore, l’odore, la voce con le sue caratteristiche (tonalità, musicalità e ritmo) – tutti fattori che in base alla Medicina Tradizionale Cinese aiutano lo Shiatsuka a percepire lo squilibrio di base del ricevente, facendo riferimento ai Cinque Elementi (Legno, Fuoco, Terra, Metallo, Acqua e ai meridiani connessi)– la persona si sdraia sul futòn e lo Shiatsuka opera la diagnosi su hara, percependo quali sono, a prescindere dallo squilibrio di base, i due meridiani più bisognosi d’intervento, sui quali operare in quel setting, in quel momento. Qual è il meridiano Kyo e quale quello Jitsu.
Kyo e Jitsu sono due concetti che non hanno corrispondenza in nessuna diagnosi sul corpo di tipo occidentale, e che spesso vengono tradotti come “debole”, “vuoto” “non reattivo” e “forte”, “resiliente”, “resistente”.
In realtà hanno molta somiglianza con “bisogno non ascoltato” e “compensazione”, dove la compensazione viene mantenuta anche se non è più funzionale nel presente, imprigionando l’energia dell’individuo che pertanto non può usarla; ed ecco che l’analogia con la resistenza – com’è vista nella psicanalisi occidentale14 – balza agli occhi.
La resistenza è dove sono intrappolate, e quindi non disponibili, le risorse della persona.
Il Jitsu infatti tiene impegnata l’energia della persona in quella zona, che appare nel corpo enfatizzata, prorompente, congestionata, deprivando dell’energia altre zone condannate a restare deboli finché il bisogno non ascoltato che ha innescato la compensazione non viene saziato.
Pertanto lo Shiatsuka agirà prima sul meridiano Kyo per portarvi energia e poi su quello Jitsu per disperderne l’eccesso. Occuparsi prima del Jitsu sarebbe controproducente: significherebbe enfatizzare e alimentare la compensazione.
Può darsi che durante il trattamento le cose cambino velocemente; è una caratteristica dell’energia, e l’operatore esperto è in grado di percepire questo rapido variare, e può cambiare nel qui e oral’orientamento del trattamento, individuando di momento in momento su quale meridiano o zona del corpo passare a operare.
La resistenza è una difesa. A volte “legittima”, come nel caso citato da Kepner in cui il paziente si arrabbiava col terapeuta (di Rolfing) che pretendeva di vincere la sua resistenza facendogli provare dolore15.
È anche una risorsa, la cui funzione è stata distorta o fissata (non servirebbe più, almeno non in tutti i contesti in cui la persona la usa).
Anche qui, guardando al corpo, possiamo constatare come nella dinamica Kyo-Jitsu venga rappresentato tutto questo per analogia, e nel corpo, come per le vicende che riguardano la fascia, si legge la metafora concreta di questa dinamica di difesa.
L’accento della psicoterapia gestaltica è posto sul fatto che la resistenza svolga una funzione importante nel conservare l’equilibrio e l’integrità dell’organismo. La resistenza, vista in quest’ottica, non è “un meccanismo del sé” da combattere, ma è “il sé stesso in azione” . Questo fa sì che l’attenzione dell’operatore si sposti dal superamento della resistenza al permettere alle espressioni del sé di emergere.
Analogamente il Jitsu è per lo Shiatsu Masunaga un’espressione dell’energia dell’organismo che mira a equilibrare una situazione di carenza che si è determinata per un bisogno inappagato. È funzionale all’omeostasi. Se perdura oltre il tempo in cui è utile, produce disagio o dolore perché tiene bloccata l’energia, perpetuando così la situazione di carenza in altro settore.
Per comprendere davvero il messaggio di una resistenza bisogna contestualizzarla: cosa vuole dire per il sé di quella persona in particolare? È fondamentale cogliere la relazione fra il sé, il corpo e l’organismo come totalità corpo/mente. Il Jitsu: cosa significa per questa persona compensare così il bisogno non ascoltato? A indicare una risposta è molto utile una profonda conoscenza delle funzioni psichiche dei meridiani.
Mantenere una resistenza, come tenere a lungo uno stato di scompenso energetico, non è un’espressione di scelta: l’individuo non è libero di fare altrimenti, e non può essere duttile e adattarsi a nuove situazioni. Inizialmente era un’espressione di vitalità, ma bloccando la persona e impedendole di cambiare, tende a riprodurre la situazione di bisogno indefinitamente nel tempo.
Un mio ricevente mise in atto più volte la strategia di annullare gli appuntamenti adducendo una scusa che conteneva il termine bloccato: “sono rimasto bloccato da un impegno imprevisto”, “abbiamo una sola macchina e ho dovuto accompagnare mia moglie perché abbiamo dovuto bloccare l’assicurazione della mia auto” “sono bloccato fino a dopo le feste: devo aiutare mio padre a sgomberare lo scantinato”.
In pratica: occorre che l’operatore olistico lavori con le situazioni incompiute (le Gestalt aperte) in modo che le funzioni rinnegate siano riassimilate e l’organismo recuperi le risorse che non erano più disponibili.
L’impegno di Kepner sta nel documentare l’uso terapeutico del toccare, tanto spesso negato dalla psicanalisi occidentale tradizionale.
Parlando con un’analista freudiana del mio impegno d’integrare Shiatsu e Gestalt, mi sono sentita dire con sufficienza che “Può darsi che l’uso del tocco sia valido per persone molto primitive”. Ma ci sono in merito posizioni più illuminate16.
Per dire un’ultima parola sulla resistenza e il toccare, se è vero che la resistenza corporea è un’espressione del sé, abbattendola si perderebbe quella funzione; è chiaro che il terapeuta della Gestalt e il Counsellor usano il tocco per condurre la resistenza a un’espressione consapevole, da integrare nel sé. Vorrei aggiungere, come operatore Shiatsu, che con il trattamento Shiatsu si può andare oltre: si accompagna, si aiuta e si sostiene energeticamente il cambiamento fluidificando la forza vitale della persona, e il contatto corporeo esperto può comunicare qualcosa – non solo circa il processo corporeo – con una immediatezza che supera quella della verbalizzazione.
Per quanto riguarda l’applicazione dello Shiatsu al Counselling, sebbene in questo contesto si sia spesso parlato di analisi e psicoterapia, non c’è alcuna controindicazione per il Counsellor: rimozione, proiezione, resistenza e transfert sono manifestazioni normali di ogni persona e non comportano la presenza di psicopatologie. L’operatore/counsellor, che lavora esclusivamente con persone che presentano disagio emotivo e/o relazionale per aiutarle e sostenerle nel recupero delle proprie risorse, può integrare il suo lavoro con un lavoro sul corpo come lo Shiatsu se ha le competenze per farlo. Condizione imprescindibile perché questo possa avvenire sarà una graduale ridefinizione del contratto col cliente, che includerà cicli di intervento sull’ambito corporeo cominciando dalla percezione e dal collegamento e trasformando gradualmente l’approccio di counselling gestaltico – ridefinendo il contratto – in approccio olistico integrato. Analogamente, partendo dal trattamento di Shiatsu, avendo le competenze di counsellor, si potranno alternare cicli di sessioni di Counselling a quelli di Shiastu, ridefinendo il contratto in modo opportuno. L’importante è fissare un obbiettivo a breve termine e definire, nel contratto di counselling, il problema su cui lavorare.
Personalmente ho però scelto un’altra via, trovando in questa alternanza di approcci e divisione degli ambiti troppa rigidità, e l’insidia, sia per l’operatore/ counsellor che per il ricevente/cliente, della separazione corpo-mente, “rientrata dalla finestra”, e il pericolo conseguente di ritenere uno dei due approcci “superiore” e l’altro “inferiore”, a seconda delle preferenze o maggiori competenze delle due persone coinvolte. Insomma: quello che in teoria sembra semplice, nella pratica diventa insidioso. Il ricevente/cliente potrebbe avere bisogno del contatto fisico mentre si è impegnati contrattualmente nel bel mezzo di una sessione di Gestalt. E allora?
La via che ho scelto è una via duttile: inserisco i trattamenti di Shiatsu in una cornice gestaltica che include il feedback iniziale con il ricevente e quello finale dopo il trattamento, accogliendo con l’approccio gestaltico i rilasci emozionali che si verificano durante il trattamento. Se si rivela necessario l’intervento di un esperto psicoterapeuta, tranquillamente decido per un giusto invio.
Così facendo, si è più liberi sia come operatori Shiatsu che come Cousellor, e l’integrazione dei due approcci avviene senza difficoltà.
Tatto, contatto, scambio.
Quanto detto finora mi permette di entrare nel cuore dell’esperienza da vivere sia come Shiatsuka che come Cousellor, Operatore nella Relazione d’Aiuto: un’esperienza di contatto e pertanto di confine.
La differenza, la divisione tra Interno ed Esterno si gioca sul Confine, e riguarda il Contatto. Potremmo dire che la più grossa disfunzione che affligge l’umanità – specie in questi ultimi tempi – con l’annullamento delle distanze, la velocità dei mezzi di trasporto e con la proliferazione d’infiniti conflitti – è una disfunzione del senso del Confine. Andrebbe ridefinito.
Il tatto è per la Medicina Tradizionale Cinese e per lo Shiatsu una funzione dello Shen, forma psichica relativa al meridiano del Cuore, che porta consapevolezza e appropriatezza; chi pratica Shiatsu usa le mani come prolungamento del centro del Cuore17.
Il tatto è inoltre la prima esperienza sensoriale che abbiamo quando siamo cullati nel grembo materno; tutta la pelle18, la nostra superficie, quello che sarà il nostro confine fisico, è dolcemente toccata e premuta dalla carezza del liquido amniotico, e l’informazione che ne riceviamo è: “cresci e cambia” 19 ; perciò un buon tatto e un sano contatto promuovono la nostra crescita, il senso del confine e la nostra consapevolezza, e modulano positivamente le difese immunitarie per tutto l’arco della nostra vita. Inoltre ci incoraggiano ad affrontare i cambiamenti.
Attraverso la placenta abbiamo la nostra prima esperienza di scambio. L’utero materno ci fornisce la prima esperienza di cosa sia un campo organismo/ambiente.
Pelle, Polmoni, Intestino Crasso sono le parti fisiche connesse, secondo la Medicina Tradizionale Cinese con l’Elemento Metallo 20. L’ideogramma cinese del Metallo significa oro, pregio, mezzo di scambio. I Polmoni hanno il compito di assorbire il più puro Qi ( = energia) del mondo esterno e l’Intestino Crasso quello di espellere dal corpo e dalla mente quello che non ha più alcun valore per la vita della persona. Perciò l’elemento Metallo presiede allo scambio tra interno ed esterno, e questa funzione è rappresentata dal confine che è la nostra Pelle. Il Metallo se è sano ed equilibrato conduce. Ogni variazione viene rapidamente trasmessa e l’elemento è duttile e sa adattarsi ai cambiamenti.
Un individuo che sa scambiare col mondo esterno e che ne coglie i cambiamenti e sa ben adattarsi a questi può definirsi sano, cioè ben inserito nella realtà, nel contesto naturale e sociale. Ne consegue che il suo comportamento sarà adeguato alle circostanze, la sua azione sarà incisiva e precisa, come può appunto esserlo uno strumento di metallo. L’energia del Metallo, governata da ritmi ben regolati (la respirazione, funzione dei Polmoni, è l’avvenimento più certo della vita), “conferisce la capacità di formare sistemi di pensiero forti ma flessibili a sostegno e regola della propria vita, di creare […] armonia tra l’ambiente interno ed esterno.”21 Quando l’energia Metallo è in equilibrio si ha il senso del proprio valore, si è collegati a quanto c’è di prezioso al di fuori dei propri confini e si ha la capacità di cambiare restando in armonia con l’ambiente; si è anche sicuri di sapersi collegare. Se invece il Metallo è in squilibrio, viene a mancare tale sicurezza e scarseggia l’autostima. Può accadere che si rinforzino i propri confini nel tentativo di tenere per sé quel poco che si ha, indebolendo così la possibilità di assorbire o eliminare e giungendo a uno stato di privazione o di costipazione fisica e/o mentale, oppure si può essere spinti a inseguire una perfezione ideale al di fuori dei propri confini.
Quando l’individuo adulto si ripiega su sè stesso e si chiude in sè, tagliando fuori molte forme di contatto e di scambio con l’ambiente, perde insieme il contatto e la consapevolezza del confine. È il caso, ad esempio, dell’ipocondriaco tutto concentrato sull’ascolto ossessivo del proprio corpo, che ha perso la concentrazione spontanea e non può accorgersi dell’esistenza di uno sfondo; il contatto, e la possibilità di una sana Gestalt, con una figura fortemente delineata su uno sfondo che progressivamente si svuota, è il senso dell’unione tra il sè e l’ambiente (unificazione del campo). Su questo confine, dove si sperimenta in modo diretto l’esistenza del campo organismo/ambiente, sono fondamentali le emozioni, che caricano le azioni di energia. Dirigere la consapevolezza è dirigere l’energia in modo appropriato; se si sconfina e c’è collusione non ci può essere contatto: nel contatto si distingue il sè dall’altro e il contatto avviene sul confine. Senza questo, non vi può essere nessuno sviluppo della dinamica figura-sfondo, e nessun contatto. Il confine (la pelle) non divide l’organismo dall’ambiente, ma ha funzione protettiva e contenitiva, oltre che di contatto e scambio con l’ambiente stesso. Non è concepibile l’individuo estrapolato dall’ambiente, perché senza scambio non c’è individuo. La cellula non sopravvive senza il tessuto cui appartiene.
Il contatto consapevole – qual è quello dello Shiatsu- accompagna la salute, la crescita mentale e la formazione di una sana Gestalt. Nel trattamento Shiatsu si dà forma a una ipotesi: lo squilibrio energetico viene interpretato (più che di una interpretazione nell’accezione digitale-logica del termine si tratta, da parte dell’operatore, di un’intuizione del senso dello squilibrio della persona in quel momento) e questa intuizione dello Shiatsuka serve da linea-guida del trattamento; l’operatore procede con consapevolezza nel qui e ora, senza che l’intuizione avuta blocchi la spontanea evoluzione del trattamento stesso che può, nel suo corso, cambiare forma, seguendo il contatto consapevole e lo scambio energetico che avviene fra operatore e ricevente, che si trovano nello stesso campo. La buona riuscita di un trattamento dipende dalla capacità dell’operatore di stare nella situazione attimo per attimo e coglierne la mutevolezza, oltre che dalla partecipazione della persona che riceve (un ricevente che sprofonda nel sonno è “fuggito”), e occorre che entrambi siano parte dei processi nel loro susseguirsi; solo così si può verificare l’incontro tra operatore e ricevente; non basta che siano presenti entrambi: come per la Gestalt, è la totalità che determina le parti, ma non è semplicemente la somma delle parti (criterio olistico).22
Sia lo Shiatsu che la Relazione d’Aiuto includono contatto (vicinanza e connessione) e scambio, e danno più importanza al quomodo che al quid. Personalmente ritengo che nell’ambito di un trattamento Shiatsu sia opportuno muoversi dal meno al più, senza stancare il ricevente con manovre inutili, ma “aggiungendo” gradatamente dove è necessario; così sarà più facile adattare alla persona e al momento la modalità del trattamento; non condivido pertanto l’uso dei katà o forme fisse di trattamento in cui si rischia di perdere di vista il come e di restare inchiodati al cosa fare, a scapito della fluidità. Così, nella Relazione d’Aiuto le parole e la tecnica hanno un’importanza relativa: è la qualità della comunicazione che conta23.
Considerata la variabilità del che cosa, quello che conta è il come, anche nell’apprendimento.
Gurdijeff sosteneva che se un individuo è capace di fare una cosa veramente bene – da essere umano, consapevole, non da animale ammaestrato- sarà in grado di imparare qualunque cosa24. È l’apprendimento del come quello realmente autentico, personale, motivato, promosso dalla concentrazione spontanea; l’apprendimento che si basa sull’organizzazione del sistema nervoso, quello che Feldenkrais riconosce come “processo di integrazione funzionale” 25 mente/corpo, e che è indissolubilmente congiunto con la nostra capacità di assumerci la responsabilità delle scelte e della libertà
Concludendo:
Non posso nascondere, come ho già detto, di aver incontrato non poche difficoltà nel proporre – io Shiatsuka – ai miei riceventi di diventare clienti e farsi aiutare da me come Operatore nella Relazione d’Aiuto, e questo nonostante le scoperte eccitanti delle analogie e delle conferme che mi venivano dalla teoria della Gestalt nel nutrire i miei trattamenti di Shiatsu e renderli più consapevoli e vari, mantenendo in me sempre viva la curiosità e aiutandomi a restare nella priorità. Le scoperte e gli entusiasmi, mi rendo conto, sono cose tutte mie e non condivisibili con riceventi ed eventuali clienti che oppongono una scontata resistenza a cambiare rapporto di contratto, per lo più cartesianamente certi che “una cosa è il corpo, un’altra la mente”. Ma mi dico anche, infine, che non è male che ci siano due vie d’accesso all’energia della persona: la via del corpo e quella della mente. C’è una chance in più!26
Meno problematica è stata per me l’esperienza nella conduzione dei gruppi presso una Scuola di Shiatsu, dove gli allievi – e questo conferma che per essere disposti a sentire dentro di sé l’unità corpo-mente occorre impegnarsi in un lavoro accurato – sono stati aperti a sperimentare con entusiasmo gli esercizi che proponevo, incuriositi dalla scoperta che il corpo rappresentasse, agisse, fosse teatro di quello che altrimenti non sarebbe stato possibile vedere, sentire, toccare; cose già lette e studiate da loro; ma viverle è un’altra cosa.
I risultati di un primo anno di lavoro con loro sono stati per me molto gratificanti: ho assistito alla trasformazione del loro tocco man mano che approfondivano il contatto con sé stessi; l’autopercezione, la sensibilità ad ascoltare e cogliere i propri cambiamenti affinava la loro propensione all’ascolto dell’altro, il loro intuito, la loro pazienza e soprattutto li abituava a osservarsi nel qui e ora mantenendo il contatto con il proprio hara e col respiro mentre operavano, durante tutto il trattamento.
Particolarmente interessante è stato proporre il setting del “primo colloquio pre-trattamento”: in questa simulata gli allievi hanno preso consapevolezza di quanto di sè proiettano nel ricevente o di come possano togliere spazio all’altro, invadendolo. Nel feedback che è seguito all’esperimento ho colto osservazioni molto interessanti:
Come operatori:
Silvia: “ Mi sono accorta che metto in bocca al ricevente le risposte.”
Giovanni: “è strano, mi sono accorto che in realtà ho scelto di fare l’operatore Shiatsu proprio perché toccare ed essere toccati per me è un problema; così lo faccio diventare un lavoro e ha più senso!”
Stella: “pretendevo che il ricevente avesse i miei stessi problemi di dolori e di insonnia, ed ero contrariata se sentivo che erano diversi.”
Gaetana: “mentre parlavamo mi sono resa conto che ci eravamo posti a quasi due metri di distanza.”
Giuseppe:”ho sentito, in particolare dopo gli esercizi di contatto col respiro, che ogni volta che sono attento e concentrato la mia respirazione cambia; e cambia anche se provo una qualche emozione; è successo diverse volte mentre la ricevente mi parlava.”
Come riceventi/ clienti:
Fabio (cliente di Silvia): “non ero ascoltato. Non esistevo!”
Marcello (cliente di Stella): “Non mi lasciava parlare, diceva tutto lei. Mi infastidiva la troppa vicinanza, il suo gesticolare verso di me.”
Roberto (cliente di Gaetana): “è andata bene, credo…. Mi sono sentito “rispettato”, ma… come mai abbiamo finito prima di tutti? Si sarebbe detto che molto presto non avevamo nulla da dirci!”
Fiammetta (cliente di Giuseppe): “Mi sono sentita ascoltata con attenzione. Credo che da questo operatore sarei tornata volentieri”.
Dopo il feedback e lo scambio, gli studenti erano concordi nell’aver appreso qualcosa di più sul personale schema di comportamento che portano in giro per il mondo.
Per arrivare a un approccio integrato la via può essere lunga e non sempre è tutta percorribile. Occorre che l’operatore sia costantemente in contatto col qui e ora in relazione con il ricevente, per non forzare la situazione.
Perciò, come raccomanda Saul Goodman, “Piano, piano, piano”.
Lo Shiatsu Masunaga sarebbe già da solo un approccio olistico, integrato. Questo perché i pilastri su cui si basa sono la filosofia Zen taoista e la teoria dei Cinque Elementi della Medicina Tradizionale Cinese che fornisce una chiave di lettura energetica di ogni fenomeno concernente la vita, che si tratti di macrocosmo (il nostro pianeta, le stagioni, la Natura) o di microcosmo (l’uomo e ogni essere vivente, il suo ciclo vitale). Nella pratica però occorre che l’operatore Shiatsu approfondisca la conoscenza del fenomeno psiche, e che lo faccia partendo dal lavoro su di sé. Solo così potrà operare in modo olistico e quanto più possibile neutrale entrando in contatto con l’energia di chi riceve.
Il maestro Masunaga, dopo anni di lavoro sul corpo, ebbe il merito di aprire al mondo dello Shiatsu una prospettiva più ampia, attraverso lo studio della filosofia Zen e del Taoismo, della Medicina Tradizionale Cinese, dell’Anatomia e Fisiologia occidentali, della Psicosomatica e in particolare della Psiconeuroimmunologia; Masunaga fu anche psicologo, laureato e formato in Europa. Allo studio esperienziale del Corpo unì quello della Mente.
Analogamente, Fritz Perls fece tesoro di quanto conobbe della filosofia Zen e del Taoismo, e allo studio della Mente aggiunse quello esperienziale del Corpo e della sua energia.
Che sia ghiaccio, o che sia vapore, è sempre acqua; che sia particella o che sia onda, è sempre un elettrone; che sia corpo, o che sia mente, si tratta sempre dello stesso individuo; destino e scelta sono la stessa cosa, però è il nostro punto di vista che modifica ciò che vediamo27: e molti di noi si ostinano a vedere solo il corpo, altri solo la mente. Corpo e mente, che sono inscindibili, restano così elementi separati e l’uno è in figura, mentre l’altro fa da sfondo. Si tratta solo, con pazienza, di far emergere alla consapevolezza ciò che occupa lo sfondo.
BIBLIOGRAFIA:
- P. Baiocchi – D. Toneguzzi La comunicazione affettiva e il contatto umano. Pordenone,ediz. Istituto Gestalt Trieste e Pordenone, s.d.
- C. Beresford Cooke Teoria e pratica Shiatsu. Torino, UTET 1998, seconda ediz. italiana Milano N.O.I. ( già Ambrosiana), 2012.
- F.Capra Il Tao della Fisica Milano, Adelphi 1989.
- T. Dethlefsen – R. Dahlke, Malattia e destino, il valore e il messaggio della malattia, ediz. Mediterranee, Roma, 1986, 3a ediz. 2014.
- C. Di Stanislao Le metafore del corpo. Milano, N.O.I. 2005.
- S.Goodman Shiatsu&Shin Tai. Padova, Edimons, seconda ediz. 2000.
- S. Goodman Il libro dello Shiatsu. Cesena, Macroedizioni, 1990, 2a ediz. 2009.
- J.I. Kepner Body process. Il lavoro con il corpo in psicoterapia.Milano, Franco Angeli, 2013.
- S. Masunaga Esercizi Zen per immagini. Roma, Ediz. mediterranee 1996.
- F. Perls, R.F. Hefferline, P.Goodman Teoria e pratica dellaterapia della Gestalt. Eccitamento e accrescimento nella personalità umana.Roma, Astrolabio, seconda ediz. 1997.
- A.Spinola, Shiatsu. La vita e i meridiani. Una risorsa energetico-filosofica. Ediz. Ambrosiana, 2022.
- D.Toneguzzi Comunicazione affettiva. Rimettere al centro la relazione. Pordenone, Edigestalt, 2022.
1 F.S.Perls, R.F. Hefferline, P. Goodman, Teoria e pratica della terapia della Gestalt. Eccitamento e accrescimento nella personalità umana. Seconda ediz. Roma, Astrolabio 1997. Mi riferisco, qui, in particolare al capitolo intitolato “Differenze”, dove gli Autori trattano delle “dicotomie nevrotiche”(pp. 258-262).
2 J.I.Kepner, Body process. Il lavoro con il corpo in psicoterapia, Milano, Franco Angeli editore, 2013.
3 Rolf parla di “randomizzazioni”, che Kepner ( Op.cit. p. 82) definisce “dense di significato”. Ci sono posture che divengono abituali “ma chiamarle semplicemente abitudini non spiega a pieno il significato di queste strutture corporee di adattamento”.
4 A proposito del linguaggio analogico e metaforico del corpo, oltre al testo citato nella nota 2 – Kepner, Op. cit. p.82, in particolare il capitolo intitolato La manipolazione del sé, gli esercizi inclusi nella parte relativa alla Retroflessione pp. 178-195), si veda Shitsuto Masunaga, Esercizi Zen per immagini, ed. Mediterranee, Roma 1996, rist. 2013 e Thorwald Dethlefsen – Rudiger Dahlke, Malattia e destino, il valore e il messaggio della malattia, ediz. Mediterranee, Roma, 1986, terza ediz. 2014. Molto interessante il più recente saggio di Carlo Di Stanislao, Le metafore del corpo, Milano, ediz. Ambrosiana, (oggi N.O.I.) 2005, per lo sguardo ampio e documentato e le argomentazioni che spaziano dalla Fisica Quantistica alla Medicina Psicosomatica, alla Psiconeuroimmunologia, e alla Diagnostica Cinese, non tralasciando ambiti culturali e artistici ( il cinema giapponese, la musica, lo Zen).
5 Punto di “allarme”.
6 Meridiano a cui lo Shiatsu e la Medicina Trad. Cinese riconoscono funzioni fisiche relative alla circolazione del sangue e protezione del muscolo cardiaco e psichiche relative all’ansia e a traumi emotivi.
7 Metodo praticato e insegnato nel mondo da Saul Goodman, allievo diretto di Shitsuto Masunaga; Goodman ha continuato le ricerche iniziate dal Maestro e ha elaborato un originale stile di lavoro sul Corpo ( S. Goodman, Shiatsu & Shin Tai, Padova, seconda ediz. italiana Edimons, 2000, ( ediz. originale The Evolution & Synthesis of Traditional Bodywork, Infitech, U.S.A., 1996). Tali ricerche sono incentrate a risolvere problemi posturali partendo dal lavoro sul Canale Centrale ( che include colonna vertebrale, meningi, midollo spinale, liquido cefalo-rachidiano, sistema Ortosimpatico-Parasimpatico); tutto deriva infatti dallo stato in cui si trovano i primi due meridiani che si formano nell’embrione: Vaso Governatore e Vaso Concezione, che coincidono rispettivamente con la linea mediana longitudinale posteriore e anteriore del corpo.
8 Osservazioni analoghe a queste, tratte dalle lezioni di Shin Tai di Saul Goodman, ho colto nel testo già citato di Perls – Hefferline – P.Goodman, nel capitolo La maturazione, e il ricordo dell’infanzia, pp. 322-323 (“Conclusioni degli Autori”).
9 S. Goodman, Op. Cit. p.32, dove l’Autore spiega che “ i praticanti possono vedere immagini olografiche proiettate dal corpo fisico del ricevente nel corpo aurico. Queste sono delle vere e proprie immagini/ oggetti o “chiavi della memoria” collegate all’evento-causa dello stress o a un forte attaccamento che la persona ha col passato. Di solito le proiezioni avvengono quando la persona si rilassa e l’onda del respiro aumenta. Questo fenomeno può precedere o venire insieme ad un rilascio emotivo[. …] La chiave della memoria serve per mettere la persona in contatto con l’evento passato e la aiuta a rilasciare ulteriormente lo stress del tessuto. [ …] Così può cominciare a recuperare la forza vitale ancorata. Quando l’energia scorre in tutto il corpo, la persona comincia a sentirsi più coinvolta nel presente.”
10 A proposito della “redistribuzione delle risorse”, vale qui la pena di sottolineare quanto scrive C. Beresford – Cooke, Teoria e pratica Shiatsu, ed. it a cura di G. Brusasco, Torino, UTET 1998, p.269, (seconda ediz. italiana NOI, 2012) , nel paragrafo dedicato alle Reazioni al trattamento Shiatsu: “La più comune è un estremo affaticamento, provocato dalla redistribuzione del Ki rispetto al suo modello abituale. Tale situazione non dovrebbe tuttavia durare più di un giorno e mezzo, lasciando poi il ricevente con la sua normale energia – o leggermente migliore – in seguito all’acquisizione di una nuova consapevolezza del sistema del Ki.”
11 Come operatore Shiatsu, ho già affrontato il problema dell’integrazione dello Shiastu con lo Shin Tai, che all’inizio vivevo come “due cose diverse”, perché apprese in contesti diversi, e della Terapia Craniosacrale con lo Shiastu e lo Shin Tai. Le prime volte che durante un trattamento dedicavo del tempo all’”ascolto” della Fascia, mi chiedevo cosa il ricevente potesse pensare che stessi facendo. Con la pratica ogni cosa diviene più fluida e naturale: si è in contatto con l’energia della persona, mettendo a frutto le proprie competenze e risorse.Ogni armonizzazione e integrazione presenta i suoi problemi e richiede tempo.
12 Personalmente non ho esperienza del Rolfing, ma da quanto riferisce Kepner ( Op. cit. cap. V ), si tratta di un lavoro che ha molto di impositivo e poco di propositivo, e che non utilizza le resistenze del cliente/ ricevente in modo gestaltico, ma cerca di abbatterle, magari imponendo il dolore fisico se lo trova necessario; è più vicino e forse più integrabile con un lavoro bioenergetico- secondo Kepner- che con l’approccio gestaltico che non ha nulla di impositivo e non si prefigge l’obbiettivo di abbattere le resistenze, perché le considera un mascheramento delle risorse della persona, temporaneamente bloccate.
13 Naturalmente qualunque lavoro di fisioterapia, anche se ottimamente eseguito, non tiene conto di “dove vuole andare la persona con la sua energia” e non coincide con il lavoro di cui qui si parla.
14 “La resistenza, lungi dall’essere irrazionale, è il risultato di debolezza, o semplicemente di un’abitudine che aveva un significato ed una funzione del tutto propri nella vita e nell’economia della persona” ( Kepner, Op. Cit. p. 97).
15 Ibidem, p. 100.
16 L’attenzione della psicanalisi bioenergetica (Reich, Lowen) si è soffermata con vari intenti sulla possibilità di usare il tocco per aiutare la persona a liberarsi della “corazza corporea”, e altre importanti esperienze hanno portato il metodo di Ida Rolf, la tecnica più delicata di Alexander e l’integrazione funzionale di Feldenkrais. Altri apporti notevoli hanno recato all’integrazione fasciale Painter, Myers, e Assagioli.
17 S.Goodman, Il libro dello Shiastu, Cesena,Macroedizioni, 1990, 2° ediz. 2009.
18 Il sistema nervoso, il cervello e la pelle derivano tutti dallo stesso foglietto embrionale: l’ectoderma.
19 “La pressione […] ha un impatto profondo sul sistema della memoria. Nell’ambiente embrionale, una crescita tremenda ha luogo sotto la direttiva primaria della memoria cellulare e del codice genetico dall’interno, e viene assistita dalla stimolazione pura e non impegnativadella pressione amniotica dall’esterno” ( S. Goodman, Shiatsu& Shin Tai, cit. p.17)
20 La teoria dei Cinque Elementi (Legno-Fuoco-Terra-Metallo-Acqua) è, insieme con la filosofia taoista, la base dello Zen Shiatsu di Masunaga. Ogni elemento è connesso con due meridiani, con particolari emozioni e con particolari funzioni fisiche e psichiche.
21 Carola Beresford-Cooke, Op. cit. p.11.
22 Interessante quanto riferisce come esperienza personale a proposito dello scambio, della condivisione e la risonanza fra operatore shiatsu e ricevente A.Spinola, Shiatsu. La vita e i meridiani. Una risorsa energetico-filosofica. Ediz. Ambrosiana, 2022, p.37: “Ci sono aspetti, della propria energia del Polmone [elemento Metallo: Contatto-Scambio] che l’operatore shiatsu conosce per averli esperiti, e altri che non conosce [come, nel caso specifico, il senso del lutto e la conseguente tristezza], e non è in grado di trattarli”, ma una volta fattane esperienza diretta sarà in grado di farlo. Ciò porta a riflettere su quanto l’empatia sia una forza veicolante dell’energia nella pratica del curare.
23 Le parole incidono solo per il 10-20 % ai fini della comunicazione, affermano P.Baiocchi- D. Toneguzzi, La comunicazione affettiva e il contatto umano, ediz. Istituto Gestalt Trieste e Pordenone, s. d. e D. Toneguzzi Comunicazione affettiva. Rimettere al centro la relazione, Pordenone, Edigestalt 2022.
24 P.D.Ouspensky, La quarta via. Discorsi e dialoghi secondo l’insegnamento di G.I.Gurdjieff, Roma, Ediz. Ubaldini – Astrolabio, 1997.
25 Moshe Feldenkrais, Lezioni di movimento, Roma,Ediz. Mediterranee, 2003.
26 Ringrazio Michele Cavallo per avermi fatto vedere, in questo senso, “il bicchiere mezzo pieno”.
27 Sulle implicazioni delle scoperte della fisica quantistica, F. Capra, Il Tao della fisica, ed. Adelphi, Milano 1989. Il punto di vista può essere diverso, ci sono tante prospettive quanti osservatori; così nello Shiatsu può accadere che diversi operatori valutino differentemente il disequilibrio di una persona nello stesso momento; sono, questi, i rischi di un modo di procedere che accetta che lo sperimentatore sia compreso nell’ esperimento stesso, ma i risultati di un buon trattamento – e ogni buon operatore può aiutare nel raggiungimento di questo, partendo dalla sua prospettiva – sono comunque suscettibili di verifica in base a criteri “oggettivi” ( p. es. un trattamento di Shiatsu ottiene sempre effetto positivo sul sistema immunitario). Analogamente un Counsellor potrà mediare diversamente da un altro la sua relazione col cliente, ma ottenere ugualmente un buon risultato.

