GESTALT IN VERSI

A cura di Betti De Stefano Silvestri

 

Nasce una nuova rubrica poetica : Gestalt in Versi

Il desiderio comune di trovare, all’interno della rivista e del luogo virtuale che condividiamo qui, uno spazio dedicato alla poesia, mi apre alla possibilità di approfondire con voi, abitanti del pianeta terra, la condivisione del processo intimo e creativo dell’atto poetico.

Scelgo di usare amorevolmente la parola “atto” per la particolare importanza che la poesia ha nel farearte, non nel possederla o mostrarla. E’ una forma di espressione che nel “farsi” creativa trasmette, evoca a sé e all’altro qualcosa che “sappiamo” prima ancora di scriverlo.

La parola poesia, infatti, deriva dalla parola greca ποίησις, poiesis, che significa fare, creare…

La Poesia è dunque un fare concreto, un’attività che richiede un processo che nasce dentro il desiderio di fare contatto con l’essenziale e di trascenderlo, dal desiderio di nominare il sentire dopo averlo percepito. Il sentire dell’atto poetico abita il corpo, i sensi, le fantasie incarnate, è attivo, è curativo. C’è poco di evanescente nell’atto poetico e, si, poco ha a che fare con ciò che è astratto.

In  questo senso la poesia si fa carnosa mentre la si crea. Grazie ad essa posso sussurrarmi ciò che accade mentre la lascio libera di accadere.

Fare poesia è un processo che sensibilizza e amplifica l’ascolto di sé e, allo stesso tempo , contatta l’universo emotivo in cui ognuno di noi sa riconoscersi.

«la grandezza della poesia sta nella possibilità di poter prescindere da persona e nome del poeta»

(M. Heidegger).

E’ un atto creativo che diviene pertanto luogo d’incontro, dove poter aver cura di ciò che canta e di ciò che è silenzioso nel corpo. Una musica a noi cara della danza figura-sfondo, che non ordina né prescrive chiusure, le lascia libere.

In questo senso, fare poesia non è una gestalt che si chiude, non è una gestalt che si apre, è tutte e due, è movimento, è interruzione, è mutevole, è viva, è anarchica, è dura, è morbida, è scivolosa, è nido, è oceano.

E’ libera.

Fare poesia permette di integrare linguaggi differenti, con alfabeti propri, analogici, metaforici, che hanno a che fare con tutti i sensi e con le immagini che ogni senso, nell’atto di percepire, evoca e crea e trasforma in parole.

Di tutto questo qui inaugurato e inchiostrato ringrazio di cuore Anna Ravenna. Grazie all’inesauribile calore e luce della sua lanterna, ho potuto vedere e apprezzare la possibilità di uscir fuori dall’intimo donarmi poetico, dalla paura di perdere pezzi di me nel mondo e di iniziare invece a

“diffondere generosamente parti di me nel mondo, come petali di rosa, affinchè anche altri possano goderne la fragranza” (A.Ravenna).

Con questa immagine poetica, mi invito e vi invito a partecipare a questo spazio e ad inviare i vostri atti poetici, come petali di rosa o, come direbbe con amore Anna, “come cavolo vi pare a voi”.

Modalità di partecipazione

La partecipazione alla rubrica e la pubblicazione della poesia on line è gratuita.

Verranno scelte e valutate singole poesieche pubblicheremo on line, nei tempi decisi dalla redazione.

L’autore della poesia selezionata verrà comunque informato per tempo della sua pubblicazione.

Ogni poesia riporterà un breve riferimento biografico dello scrittore e un feedback a cura di Betti De Stefano Silvestri.

Le poesie dovranno essere inviate per mail all’indirizzo bettidestefanosilvestri@gmail.com in allegato Word o Pdf.

Dovrete indicare come oggetto di qualsiasi mail inerente la rubrica “GESTALT IN VERSI”.

Aspettiamo i vostri atti poetici!

Per cominciare…

 

N.1

Anche le parole hanno bisogno di una scala

Se voglio uscire ed incontrarti

Le parole salgono e scendono nel loro alfabeto

Evitando ascensori e sostando tra i pianerottoli

E la mia lingua per poterle dire a te

deve poter salire e scendere le scale

Sacrificare un pezzo di se stessa

uscire dalla gabbia dorata

incontrare la tua.

Inciampare. Morderti. Prendere fiato. Bere.

(Betti De Stefano Silvestri)

 

N.2

Per fumarti

Tocca che io levi prima l’eccesso,

Sai di carta e delle mie dita

Eppure tu pecchi di presenza

O ti brucio un po’

O dopo averti assaggiato ti modello

Purché tu aderisca al mio desiderio

Se ti brucio avrai l’odore della mia malefatta

Se ti strappo avrai il mio sapore

 ancor prima di aderirmi

Vorrei farti scegliere

Eppure

tocca che io levi prima l’eccesso.

(Betti De Stefano Silvestri)

 

Seconda Uscita