GESTALT IN VERSI – Terza uscita

Betti De Stefano Silvestri

 

Maria Elisabetta Binetti è dottoressa in psicoterapia psicoanalitica.
Per lei la poesia nasce da bambina, nell’incontro con la nonna materna, nel suo abbraccio, in quel sentire senza perché, che non ha bisogno di spiegazioni, c’è.

Per Maria Elisabetta le parole si baciano, si alternano, si svelano dentro l’esperienza emotiva.
Il simbolo diventa musica, si prende cura dell’anima consentendo il viaggio profondo tra sensi e immaginazione. Non è mai fermo, è un continuo divenire.

Dice di lei
“Dormo poco, sogno troppo e scrivo per trovare la bellezza”

Maria Elisabetta ci porta dentro la poesia in un modo che non è possibile sigillare, nominare, va cantato. Le sue parole attraversano le righe del pentagramma, sono anarchiche, sono note che non ti aspetti, che non puoi studiare, che non puoi cantare una seconda volta allo stesso modo. Le sue parole vanno toccate con le dita di uno sguardo visionario, libero, folle, sincero, una cascata che bagna fantasie, senza mai chiedere il permesso di mandarci poi a stendere i panni al sole, non le interessa. Viaggia con noi come fossimo maghi in giro a cacciare l’impossibile dal cappello del nostro prestigiatore. Le immagini sono allacciate, come genetica che mette al mondo e non si ferma mai. L’incontro con l’altro non è sempre da riempire. Laddove non sembra esserci contatto perché ignoto, esce dal cappello quello che non sappiamo ancora fare, dire, eppure c’è, infatti chiede, annusa, cerca, in silenzio, perché in divenire.

 

“Nelle mie parole vuote
Nei silenzi più eloquenti
Non pensare che sia preda
Di qualcosa che non senti

Sono sempre la tua mano
Sono sempre la tua voce
Tremo solo nel timore
Di un dolore già precoce

Sei il mio giorno sconosciuto
Sei il domani già avvenuto
Sei colore di sapone
Sei profumo e sei starnuto

Tutto ciò che non so fare
Tutto ciò che non so dire
Tutto quello che ho imparato
E che non può mai finire

Sei la luce di quel sole
Che riscalda intraprendente
La mia anima sconvolta
Dal dirupo della mente”
– Maria Elisabetta Binetti –

Elisa Pioppi è una psicologa psicoterapeuta della Gestalt esperta in arti terapie. Per Elisa il dialogo con la poesia è mediatore delle relazioni di cura, coraggiosamente attraversate nonostante il mare e i suoi abissi. La poesia, intesa come dialogo interiore e ponte con l’altro permette così di entrare con delicatezza e permesso nelle stanze buie dell’anima, illuminando i desideri e facilitando il cambiamento. Per Elisa la poesia è una chiave, sia essa di violino o la lanterna sulla serratura.
Elisa ci apre la serratura del suo fare spazio nel cuore, accompagnandoci a scrutare ed immaginare fantasie che sono carnose, vitali, nonostante la separazione, nonostante il tempo. Non è possibile cancellare, non è possibile eliminare. Tutte le esperienze passano per il corpo, e nel corpo possiamo andarle a salutare. Nel corpo, quando ci va di tornare, possiamo risentire l’amore e il suo fare, quello lì , senza inganno né evitamento. Nella sua poesia si sospira fiducia, in ritmi lenti. Un sospiro può farci domandare ed onorare l’ascolto, basta dargli il diritto si esistere, al resto penserà lui.

 

Li
Sarà per sempre.

Nell’odore di quel sospiro
che dolce si appoggia.

Li
Sarà per sempre.

Scivolando in quel momento
Sussurrando
quel lamento spingendo.


Sarà per sempre.

È nei ricordi amoremio.

È lì, che
sarà per sempre.
– Elisa Pioppi –

Ringrazio di cuore le donne che, con le loro poesie, ci hanno invitato a ballare nel loro cerchio, con fiducia e umiltà. Anche questa volta scopriamo quanto sia variegato il contatto con la poesia, quanto il suo fare sia fare insieme.
Buone Feste così!

“Mi scrivo
quanto non so scrivermi
Imboccando il cuore,
con indomito respiro e distratta lentezza
bocca piccola e nuova,
spaventata e curiosa
quanto non mi so dire
alle orecchie sorde
quel volume di sussurri, tono di ansimi senza ninne nanne
Mi scrivo
quanto non voglio dire in eterno
solo per quell’attimo fugace donato per una volta sola
preso al volo per una vita
per lasciare traccia del mio e del tuo
segretamente e al vento
quando nessuno guarda e per chiunque punta i fari
mi scrivo
Per non perderci la traccia di un desiderio strappato
all’ardore vergognoso”
– Betti De Stefano Silvestri –

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