Forma corporis

Lino Carriero – Naturopata

Pubblicato sul numero 46 di Formazione IN Psicoterapia, Counselling, Fenomenologia

 

L

Gli antichi “saggi santi” cinesi, autori del millenario testo taoista I Ching, conosciuto in Occidente grazie a Jung, come il Libro dei Mutamenti, ci mostrano la via da loro compiuta passando da un’era cosiddetta del disordine – il caos primigenio -, all’era del buon governo imperiale. Questa via tracciata per chiunque volesse sentirsi “non fatto per esser bruto, ma per seguir virtute et conoscenza a lor giudizio richiede due elementi: virtù (in cinese de ) e conoscenza. La conoscenza è lo studio applicato alle esigenze dell’essere umano per vivere in armonia con l’ambiente e non esserne sopraffatto dall’imprevedibilità degli eventi. Armonia vuol dire piena connessione e interdipendenza tra le parti operanti e l’olos ambientale che detta le sue Leggi.

Il “mutamento trasformante” di cui si parla nel Libro è “adattamento conforme”.

“I Santi saggi seppero abbracciare con lo sguardo tutte le confuse molteplicità sotto il cielo. Essi osservarono le forme e i fenomeni e raffigurarono le immagini e le loro qualità.”1

Per virtù i cinesi intendono “modestia e abnegazione” al lavoro e “perseverante carattere morale”. Virtù e conoscenza consentono ad un uomo sì fatto, detto “il nobile”, di percorrere diligentemente la via della propria individuazione nel mondo, intra-prendendo su di sé le Leggi fisse – i principi -che governano i “mutamenti” dell’universo. Modestia e perseveranza consentono al nobile di con-formarsi ai cicli cosmici esistenziali. Tale conformazione dell’essere, a somiglianza della forma cosmica, richiede un percorso formativo la cui realizzazione viene consentita solo a patto di sottoporsi ad una rigorosa disciplina. Ciò che l’occidentale chiamerebbe forma mentis, l’orientale può concepire unicamente sostenendola con un lavoro corporeo che abbiamo voluto denominare forma corporis, basato su arti manuali, meditative e marziali. Del resto il percorso di individuazione i santi saggi lo hanno voluto compiere camminando sulle strade del mondo, aprendosi al mondo e lasciandosene plasmare. È così che il corpo stesso, forgiato dall’esperienza diretta, viene ad assumere in sé la stessa forma del mondo, appropriandosi di uno schema entro cui muoversi mutando con regole fisse, quieto così come l’acqua che si adatta al suo contenitore pur mantenendo sempre la sua natura. Sopra la Terra (yin) e sotto il Cielo (yang) valli, monti, laghi, mari e fiumi trovano corrispondenza in organi e visceri del corpo umano. La MTC, medicina tradizionale cinese, che dall’osservazione delle Leggi deriva, si fa “cura” del buon governo dell’essere in armonia con l’harmonia mundi. Qui non è in gioco la “mal-attia”, ma il divenire “ciò che si è” in quanto compito-compiuto – la ben-attia -, esprimendo appieno le potenzialità insite della propria natura.

Io sono la mia natura! Null’altro che Natura in atto.

È dunque il corpo il proprio Libro dei mutamenti. Il corpo che si sottopone alle necessarie tras-forma-azioni per far si che la giusta forma corporis consenta e rispecchi quella forma mentis capace di FARE ANIMA (shen).

Grazie alla disciplina della continua (marziale) applicazione di sé nel campo esperienziale, il processo formativo può dirsi (come è definito nel Libro2) del carattere atto alla destin-azione di sé nel mondo: consentendo all’esistenza la stessa forma compiuta e circolare, rappresentata nel simbolo del Tai-ji: Gestalt di tutte le gestalt.

Fig 1: simbolo del Tai-ji con gli 8 trigrammi nella posizione statica detta di Cielo anteriore.

Lo strumento del massaggio gestaltico3 o del Tu-ina, oltre agli esercizi bioenergetici, permette e  mette in contatto con la possibilità di dare una forma alla realtà esterna partendo “dal di dentro”: plasmando la realtà come forma in sostanza ed essenza. L’esperienza del massaggio consente di “dare corpo” – forma corporis – ad un processo funzionale di crescita che, in principio, è già autonomamente presente e attivo nell’organismo.

Il massaggio “rimette in forma”  in quanto formazione continua attraverso le informazioni sensoriali ricercate, ricevute e trasformate in memoria (energetica) esperienziale. Il massaggio tanto quanto un esagramma, ha il compito di rimettere in relazione dinamica il soggetto con tutte quelle situazioni aperte cui non si riesce a dare la naturale chiusura (o meglio conclusione).

Il massaggio in-vita alla vita!

Quando si fa del proprio corpo un’esperienza esistenziale questo si traduce in FARE ANIMA.
Un “fare” pragmatico (tipico della mentalità cinese) che disciplina il carattere. Rendersi abili inteso come capacità di soggettivarsi entro la realtà: esserne attivo attore creativo e fare la propria parte dell’
olos in cui si è parte-partecipe. Gli esercizi bioenergetici ci insegnano la disciplina del saper stare nella forma con facilità ed eleganza.

Il primo dei 64 esagrammi di cui si compone la serie dei mutamenti possibili è denominato Il Creativo. Esso ci parla della costruzione creativa dell’Io in quanto edificazione di una differenziazione da esprimersi all’interno delle 64 possibilità espresse dagli esagrammi. Gli ultimi due ci parlano Del Compimento della riunificazione avvenuta – conjunctio – a chiusura del cerchio nel punto – origine e fine – di ogni percorso di Senso. La fine dell’ultima stagione getta le basi per la prima del nuovo ciclo. Vita e morte – yin e yang – rigenerano il campo d’azione con rinnovate forme energetiche.

C’è altro Senso nell’universo che la perpetuazione della vita? Del Tao?

“Cielo e Terra determinano la scena – il campo – e i mutamenti si compiono entro di essa. La natura compiuta dell’uomo, che durevolmente si mantiene, è la porta di accesso al Senso.”4

Il seguente schema di 9 esagrammi5 indica la dinamica del percorso della formazione del carattere. La formazione del carattere nulla ha a che vedere con le eventuali necessità di fuoriuscire dai tratti nevrotici definiti “caratteriali” dall’Analisi bioenergetica di Lowen. Ferite o meno di cui nell’infanzia si è stati vittime, questo è un compito, facoltativo, che tutti dovrebbero essere chiamati a intraprendere su se stessi non riconoscendosi bruti (ignobili) bensì “virtuosi”. La formazione del carattere è un esigenza pedagogica a prescindere da qualsiasi necessità terapeutica. Questa è la sequenza del suo schema procedurale:

  1. Il PROCEDERE: mostra il fondamento del carattere.

  2. LA MODESTIA: mostra l’impugnatura del carattere.

  3. IL RITORNO: il tronco del carattere.

  4. LA DURATA: produce la saldezza del carattere.

  5. LA DIMINUZIONE: la cura del carattere.

  6. L’ACCRESCIMENTO: la pienezza del carattere.

  7. L’ASSILLO: la prova del carattere.

  8. IL POZZO: il campo del carattere.

  9. IL MITE: l’applicazione del carattere.

Cosa si intende per esagramma

L’esagramma (gua )  è una rappresentazione formale grafica della condizione esistenziale fenomenologicamente colta – qui e ora – nell’attimo della consultazione del richiedente presso l’operatore counsellor che gestisce l’esperienza.

Fig. 2: rappresentazione grafica di uno dei 68 esagrammi. Nello specifico si tratta del n. 55: L’ABBONDANZA.

Si tratta di una rappresentazione graficamente scritta di un particolare vissuto, “grafizzato” secondo immagini naturalistiche derivanti dalle combinazioni di 8 forme archetipiche: gli 8 trigrammi.

Fig. 3: simbolo del tai-ji nella posizione detta del Cielo posteriore.

Ognuna delle 64 condizioni mutevoli si compone di sei linee date dalla combinazione possibile di linee intere (yang) o spezzate (yin). Le sei linee rappresentano sei stadi di evoluzione energetica di un compito esistenziale relativo all’argomento di cui tratta il testo dello specifico esagramma. L’elaborazione cognitiva del testo deve vertere sull’armonizzazione dei vari livelli evolutivi rappresentati nelle singole linee a partire dalla I fino alla VI (ognuna delle quali è dotata del relativo testo descrittivo). Il cosiddetto “mandato” o compito rivelerà al consultante di non essere solo la somma dei sei stadi, bensì la relazione di senso che intercorre nella successione storica degli esagrammi del consultante (qualora ne fosse a conoscenza). L’interpretazione e il vissuto dell’esagramma che ne consegue rappresenta solo un segmento all’interno di una continuità lineare di senso storico. La conoscenza dei propri vissuti così ottenuta non ha valore solo predittivo (come per qualsiasi altra forma oracolare), bensì impone la consapevolezza dell’assunzione di responsabilità nella gestione soggettiva del propria esistenza che si fa “destino”, ovvero “destinazione verso l’autenticità del sé”.

Successivamente alla sua origine taoista, che prevedeva solo la pura contemplazione dell’immagine e del suo assorbimento psichico nell’organismo (entro il quale ha il potere di agire energeticamente sulle ghiandole endocrine), la scuola confuciana ha sentito la necessità di fornirne apposite spiegazioni verbali, apportandone un’efficacia che chiameremmo cognitiva. In questo secondo caso viene attivato il potere delle libere associazioni sulle parole del testo confuciano. Precedentemente l’“immagine” naturalistica che lo rappresentava era ritenuta sufficiente. Lo scopo di non fornirne una spiegazione canonica definitiva, chiusa, era di consentire al richiedente di farsi una propria immagine aperta (sperimentandovi se stesso nell’atto dell’esperienza) e permeabile, della situazione raffigurata semplicemente percependone il senso in base alla propria soggettività.

Cosicchè quello che conta in questo modo di elaborare fosse il modo in cui viene percepita la realtà nel suo divenire, anziché per quella che è realmente, in modo tale che il cambiamento avvenga incidendo su entrambi gli attori in causa: il soggetto e l’ambiente. In tal modo si è più vicini ad un concetto di realtà come probabilità d’essere “all’interno di” un mondo in cui non si è “del mondo” ma “nel mondo”. L’esagramma è uno specchio “informe” pronto ad assumere una forma se agito; allo stesso modo in cui la fotografia di un lago non è davvero il lago e la mappa non è il territorio. L’esempio classico è quello che una qualsiasi delle quattro stagioni, che pur avente caratteristiche fisse, non può essere mai del tutto uguale alla stessa di altre annualità. In questo modo, percepito e non dato come prestabilito, non vanno persi elementi di originalità che andranno ad arricchire la forma come “configurazione” sempre flessibile ma coerente, altrimenti rigida.

Tuttavia anche i testi descrittivi apposti da Confucio, ad una prima lettura, non sono di immediata comprensione, proprio per far sì che anche le singole parole potessero essere esse stesse comprese percependole attraverso l’emiencefalo destro. Questa lenta e difficile assimilazione dell’esagramma era necessaria affinchè l’Io venisse inizialmente “spaesato”, sbalzato fuori dalle sue forme mentali schematizzate; come se le parole potessero penetrare, direttamente e immacolate, nell’inconscio ad uso dell’inconscio personale. Volendo si potrebbe dire che un esagramma si “presenta” esattamente come un sogno da decifrare sentendolo entro la propria corporeità.

L’esagramma, quando vissuto, è una gestalt vivente, una bussola direzionale, con cui il richiedente del responso ridefinisce il raggio di azione nel campo spaziale e temporale del suo divenire.

Quale forma dare al destino.

È d’uopo fare una premessa sull’uso che ne è stato fatto dell’I ching in Occidente dopo la sua introduzione per merito di Jung. Al di là del contributo intellettuale che se ne può ricavare da un testo altamente filosofico, il Libro ha avuto un eccezionale diffusione durante il periodo della new age come strumento divinatorio di livello superiore rispetto alla tradizionale cartomanzia occidentale. Jung stesso, che contribuì a diffonderlo, ne colse uno speciale valore come strumento unico al fine di poter ricavare sia le leggi della sincronicità, oggetto delle sue ricerche insieme al fisico Niels Bohr, nello spazio-tempo del divenire, e sia per rendere operativi gli archetipi (ben rappresentati dall’universalità dei 64 esagrammi) nell’ambito della relazione tra inconscio personale e collettivo. L’uomo occidentale contemporaneo, quello per intenderci che si riconosce nell’appartenenza alla “società liquida” del sociologo Z. Bauman, chiede all’I ching un unico responso: COSA MI ACCADRÀ NEL FUTURO. Come se avere una risposta da una dimensione vagamente superiore (iperuranica) possa riconnetterlo in una “posizione di senso” entro cui rapportarsi. La forma esistenziale dovrebbe corrispondere ad una qualche stabilizzazione dell’esistenza opposta al senso di impermanenza totale che questa società purtroppo esprime. È lo spaesamento che spinge l’occidentale a compiere un azione che il buon senso intellettuale o ateo non avrebbe assolutamente contemplato. Il pensiero logico razionale si alterna confusamente con quello magico.

In oriente la domanda è rivolta ad una sola specifica richiesta:

QUALE POSIZIONE ASSUMERE ALL’ INTERNO DI UNA FORMA-CONTESTUALE.

Egli si chiede come, preservando l’individualità, possa rendere la propria posizione conforme alla realtà in continua evoluzione, ricavandone un retto vantaggio. L’uomo orientale sa perfettamente quanto gli eventi mutino costantemente entro un divenire stagionalmente definito da Leggi fisse e immutabili. Poiché quella dell’uomo cinese è una permanenza impermanente, ciò che gli preme è di avere “dalla e della forma” entro cui agisce il massimo delle informazioni. Egli si considera come parte agente di una forma che lo comprende. La sua è una esistenza di costante costruzione e decostruzione: “il nobile mentre accumula disperde”. È la forma che da significato alla sua presenza in essa, così come farebbe un contadino che deve prevedere come comportarsi con le sue piante in vista di una determinata stagione particolarmente disomogenea dalle precedenti dal punto di vista climatico. Assestare la posizione vuol dire stabilizzare il senso del contesto in cui si è. La forma archetipica del taoismo è quella dell’uomo inserito centralmente nella dinamica dei due archetipi primari della madre (terra) e del padre (celeste); non esiste vuoto intorno a lui. Non si tratta di forme archetipali fisse ma dinamicamente attive energeticamente, interagenti così come il giorno con la notte. Per “assestare la posizione” possiamo intendere anche una forma di meditazione detta “a sé stare”.

Non quindi CHE NE SARÀ DI ME? come se si fosse in “balia di”, bensì: COME SAREBBE CONSONO AGIRE “PER FAR SI CHE? data la particolare situazione presente. Dare forma all’ azione esistenziale, come accade negli esercizi, conformandosi, agendo di concerto, prima che sia la forma a determinarlo per l’essere. Questa dinamica trasformazione, percorso tra le forme a priori, è ciò che rende causale la visione orientale invece della visione casuale occidentale che potremmo definire “accidentale” priva cioè di apparente senso logico.

Prendere una posizione formale vuol dire “decidere e incidere” all’interno di un equilibrio tra centratura e periferia della forma, così come si fa nell’esecuzione di un esercizio bioenergetico. Il contrario delle non-posizioni che vengono vissute dall’essere come im-posizioni di dis-posizioni o come si dice oggi dal “sistema”.

L’ambiente come organismo e campo di forze energetiche.

Un approccio olistico alla biologia umana derivato dai dati elementari dell’ambiente.

Da questo libro, in cui sono dichiarate le Leggi elementari sul funzionamento dell’universo – la natura delle cose e delle loro trasformazioni – nella forma del tai-chi, dopo che questo è uscito dall’informe caos iniziale, periodo detto wu-chi

Fig. 4: rappresentazione grafica dell’evoluzione della dinamica del Tai-chi a partire dalla posizione del caos iniziale fino al compimento della forma storicamente completa.

viene successivamente fatta derivare la teoria olistica dell’organismo umano. Studiando le alterazioni dei contesti ambientali nei cicli di lungo periodo, i “santi saggi” cinesi, consapevoli delle enormi limitazioni scientifiche in loro possesso sia biologiche che mediche, furono in grado di sopperire concentrandosi sui principi osservati nei sorprendenti adattamenti che vedevano accadere. Tutto sembrava loro accadere nell’universo come ri-configurazione di un continuo ciclo di ricicli. Una perfetta dinamica di riempimento e svuotamento di forme, come accade alla cassa toracica durante la respirazione, tale per cui non ci è possibile osservala mai in una posizione fissa, se non nel cadavere. L’essere che per qualche motivo si ritrova fuori da tale flusso di alternanze, ponendosi fuori dal Tao, è destinato ad ammalarsi e morire. La cura prevista dalla MTC non è che un ripristino della partecipazione al flusso che tutto pervade: la cura è un percorso formativo in virtù della permanenza nell’ordine da cui si trae nutrimento energetico. Nel taoismo, dove corpo e mente sono la stessa cosa (variazioni di qualità energetiche) un organismo deve essere compreso nei termini della sua totalità di comportamenti e interazioni con l’ambiente che lo circonda, perché esso “è” parte dell’ambiente (così come dell’organismo intero lo è una singola cellula di esso).

La medicina cinese si dedicò soprattutto allo studio del controllo che gli spiriti shen (come loro identificano il sistema neuro-ormonale) esercitano sulle risposte a gravi malattie fisiche e mentali; arrivando per questa via a enfatizzare il potere sbalorditivo degli organismi di adattarsi tramite una ridistribuzione delle loro ridotte energie e recuperando così più interezza rispetto al quadro clinico precedente improntato alla “separazione”. La malattia è dis-regolazione energetica: disgregazione della forma funzionale.

Grazie alla “lettura” degli esagrammi è possibile identificare la localizzazione anatomica nel corpo umano dell’alterazione energetica dell’interezza e improntare una possibile cura con esercizi ed erboristeria, agopuntura, ecc.

1 I Ching, Adelphi, p. 330.

2 I Ching, Adelphi, VII cap. della II sezione del Grande Trattato, p. 369.

3 Il massaggio sensitivo gestaltico è stato creato negli anni ’60 ad opera di Margaret Elke, in California dove ha studiato con i più grandi maestri Bernard Gunther, Magda Proscauer e Molly Schackman, famosi maestri del massaggio psichico californiano. E’ un massaggio che si basa sull’approccio olistico alla persona. Risveglia la percezione del corpo come unità. In Europa, a Parigi è stato diffuso come Massaggio californiano nell’ambito della scuola gestaltica di Serge Ginger, uno dei principali esponenti della psicoterapia della Gestalt.

4 P. 330.

5 P. 370.

Please cite this article as: Lino Carriero (2023) Forma corporis. Formazione IN Psicoterapia, Counselling, Fenomenologia. https://rivista.igf-gestalt.it/rivista/numero-46/le-funzioni-della-parola-2/

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