AD OGNI VITA LA SUA MUSICA

Abstract

nel lavoro terapeutico le caratteristiche della musica diventano la metafora delle caratteristiche della persona, dei suoi vissuti, delle sue polarità e del suo modo di stare al mondo. Attraverso il fare musica, quindi, la persona può contattare, esprimere ed integrare le sue polarità. In terapia si può inoltre usare la musica come metafora del cambiamento e dell'individuazione personale: dalla 'solita musica' alla 'musica che voglio'. Abstract: in the therapeutic work the characteristics of music become the metaphor of the characteristics of the person, his experiences, his polarities and his way of being in the world. Therefore, through making music, the person can contact, express and integrate his polarities. In therapy music can also be used as a metaphor for change and personal individuation: from the 'usual loop' to 'the music I want'. Keywords: musica, integrazione, espressione, polarità, individuazione, musicoterapia, psicoterapia.

Fabio Specchiulli

di Fabio Specchiulli
Psicoterapeuta, musicista

Pubblicato sul numero 25 di  Formazione IN Psicoterapia, Counselling, Fenomenologia.

Abstract: nel lavoro terapeutico le caratteristiche della musica diventano la metafora delle caratteristiche della persona, dei suoi vissuti, delle sue polarità e del suo modo di stare al mondo. Attraverso il fare musica, quindi, la persona può contattare, esprimere ed integrare le sue polarità. In terapia si può inoltre usare la musica come metafora del cambiamento e dell’individuazione personale: dalla ‘solita musica’ alla ‘musica che voglio’.

Abstract: in the therapeutic work the characteristics of music become the metaphor of the characteristics of the person, his experiences, his polarities and his way of being in the world. Therefore, through making music, the person can contact, express and integrate his polarities. In therapy music can also be used as a metaphor for change and personal individuation: from the ‘usual loop’ to ‘the music I want’.

Keywords: musica, integrazione, espressione, polarità, individuazione, musicoterapia, psicoterapia.

L’uso della musica nella psicoterapia della Gestalt.

Mi diverte immaginare vari modi per utilizzare la musica all’interno della cornice teorica della psicoterapia della Gestalt. A differenza della musicoterapia classica, la quale usa la musica perlopiù per scopi preventivi, riabilitativi e terapeutici, penso all’uso della musica in terapia che abbia come obiettivo migliorare la qualità di vita delle persone e non la loro “cura” dalla patologia. Il divertimento e il piacere sono elementi essenziali che seguo per rendere gratificante la mia esistenza. Quando mi sento gratificato da qualcosa, succede spesso di incontrare persone che si sentono gratificate da qualcosa di simile se non identico e allora mi dico che questa è la strada che voglio seguire, che voglio camminare perché questa è la strada che mi rende felice. Come recita la preghiera della Gestalt: “Se ci incontreremo sarà bellissimo, altrimenti non ci sarà stato niente da fare”. Allo stesso modo la musica è un incontro di suoni, in un determinato tempo, in un determinato ritmo, suonati in un determinato modo.
Volendo partire da un punto, mi chiedo: Perché la musica?
La musica da sempre fa parte della mia esistenza. Con l’emisfero sinistro ho studiato psicologia, con l’emisfero destro ho prodotto suoni e musica. Per anni però è come se queste attività non fossero state in relazione tra loro, anzi molte volte mi sono trovato a vivere il conflitto dell’essere da una parte creativo, folle, musicista e dall’altra scienziato, psicologo, logico. Poi incontrai la psicoterapia della Gestalt e tra le tante integrazioni di polarità, ho provato ad integrare anche questa. Cosa faccio dunque? Faccio lo psicoterapeuta e il musicista. Uso la musica in psicoterapia. La musica e i suoni con le caratteristiche in essi insiti (altezza, intensità, timbro, ritmo, tempo, intervalli, durata) sono presenti nella vita dell’essere umano ancor prima di nascere e per tutta la vita lo accompagnano. Le parole sono suoni, i baci sono suoni, gli schiaffi sono suoni. Il pianto e il riso sono suoni, il camminare è suono, il mare è suono, la pioggia è suono, il vento è suono, il silenzio è il suono nell’assenza di suono. C’è una musica per la vita e una per la morte. C’è una musica per il primo amore ed una per l’amore di sempre. C’è il suono dello spavento, quello della meraviglia. La suzione è suono, la disperazione è suono, quando la terra trema produce suono, come suono sono in autunno sugli alberi le foglie. Musica dall’autoradio è lo sguardo perso nel verde di un bimbo alla gita domenicale con la famiglia, musica è il suono di una sirena, come allo stesso modo musica è il suono dei clacson che festeggiano marito e moglie. Musica a sera è il “ti amo” di mia moglie. Tutto è musica. Tutto è suono. Il suono e la musica fanno parte dell’esistenza umana. Ad ognuno la sua musica. Ad ognuno il suo suono. Anche occupando uno spazio molto piccolo rispetto alla memoria visiva, le persone ricordano molto più spesso ciò che hanno sentito e ascoltato rispetto a ciò che hanno visto. In più, a volte un suono e/o una musica si rivela essere il tramite per altri tipi di ricordo (visivo, olfattivo, tattile). Da qui si evince il potere della musica come mediatore tra la persona e le varie parti di se stessa, mediatore tra la persona e i propri vissuti, tra la persona e l’ambiente. La musica come metafora della vita, un insieme diversificato, infinite combinazioni di suoni, strumenti, ritmi, tempi, pause, timbri, intensità, uno dei tanti modi analogici possibili per avere consapevolezza di noi stessi, dare senso all’orchestra della nostra esistenza, e perché no, molteplici possibilità per cambiare e stare più in contatto con i nostri bisogni e desideri. D’altra parte così come l’essere umano può essere debole, forte, lento, veloce, controllato e controllante, triste e felice, arrabbiato e impaurito, rigido e morbido, libero e imprigionato e chi più ne ha più ne metta, ci sono musiche con caratteristiche simili e che richiamano simili vissuti. Come se la musica e i suoni fossero parti di noi da integrare, come se ci fosse una musica di sottofondo e una predominante, come se quello che faccio fosse una musica, come se fossi la mia musica, come se ci fossero altre musiche che avrei sempre voluto suonare ma che non conosco e non ho mai suonato, come se “è sempre la stessa musica” potesse diventare “la musica che voglio”, come se “con questa musica voglio dirti che”. Del resto, psicoterapia è anche empatia. Musica è anche risonanza. Empatia è risonanza. Psicoterapia è anche Musica.

L’uso della musica nel lavoro con le polarità

Uno degli aspetti centrali sui quali si basa la psicoterapia della Gestalt è il lavoro con le polarità. Cosa sono queste polarità? L’assunto di fondo è che a livello intrapsichico gli esseri umani sono una pluralità di istanze le quali generalmente assumono l’aspetto di interlocutori esterni, e nella seduta si guarda sempre alla persona come se, in un certo senso, fosse più di una. In un’ottica gestaltica il lavoro psicoterapeutico consiste nell’elicitare un avvenimento tra due poli espliciti. Questo processo anche se è solo espressione, si concretizza poi in un’azione, in quanto anche esprimersi è un genere di azione (G. P. Quattrini, 2011). In altre parole, all’interno della stessa persona ci sono tante “persone” ognuna con le proprie caratteristiche le quali si muovono appunto da un estremo all’altro. Ogni persona dunque può essere forte e debole, sicura ed insicura, dolce e acida, affettuosa e anaffettiva, egocentrica e riservata e nessuna di queste esclude la presenza dell’altra. Il problema è che, della coppia, la persona riconosce come propria solo una delle due polarità, negando l’esistenza dell’altra. Quante volte mi è capitato di dire: “sono sempre stato forte, devo essere forte, non posso essere debole” mentre magari il bisogno in quel momento è concedermi un po’ di sana debolezza, avendo l’umiltà di chiedere aiuto. Allora scopo della psicoterapia in questo senso è mettere in relazione le polarità opposte e invece che negare l’espressione di una o dell’altra, si lavora affinché ci sia una pacificazione tra esse. Da questo punto di vista, anche in musica molto spesso ci si trova difronte a delle polarità. Se esaminiamo ad esempio alcune caratteristiche del suono come l’altezza, l’intensità, il timbro, il ritmo ci troviamo difronte ad una serie di polarità. Rispetto all’altezza, un suono può essere grave o acuto. Forte e debole invece è un suono rispetto alla propria intensità. Allo stesso modo una musica può essere suonata in modo veloce o in modo lento, può essere allegra ma non troppo, andante con brio. In che modo quindi le caratteristiche del suono e della musica diventano strumento terapeutico a mediazione artistica? La dimensione in cui ci muoviamo è “qui e ora”. Il primo passo può essere rappresentato dal chiedere ad una persona di esprimere ripetutamente quello che sta provando, attraverso dei suoni. Il risultato che ne viene è il proprio mantra, un insieme di suoni, ritmi e vissuti che vengono amplificati ed esagerati. Cosa sta suonando la persona? Suona alcune delle infinite polarità nelle quali si muove la propria esistenza. Da qui, insieme al terapeuta la co-costruzione di senso squisitamente soggettivo. Se la persona produce suoni gravi, la si può invitare a sperimentare e a produrre suoni meno gravi, più acuti. Così se produce suoni lenti o veloci, forti o deboli. E se questi suoni rappresentassero parti della persona? Quali parti sarebbero, quali comportamenti rappresenterebbero e in quali altri modi potrebbero suonare? Può essere attraverso gli strumenti, ma anche attraverso la voce, il battito di mani, il corpo.
Le caratteristiche della musica quindi, diventano nel lavoro terapeutico metafora delle “caratteristiche” della persona, dei propri vissuti, delle proprie polarità e del proprio modo di stare al mondo. Attraverso il fare musica, quindi, la persona può contattare, esprimere ed integrare le proprie polarità.

Carattere e musica: dal loop esistenziale alla musica che voglio

Così come il loop musicale è un insieme di suoni e ritmi che si ripetono di continuo, anche il carattere è un insieme di modi di stare al mondo che vanno in automatico. Per quanto questo rappresenti una risorsa per l’adattamento all’ambiente, a volte diventa un limite se non si è capaci di riconoscerlo, dirigerlo, ampliarlo e modificarlo. Attraverso esperienze creative si può avere più consapevolezza del proprio carattere, in modo tale da accrescere la capacità di fare scelte in base ai propri bisogni e al contesto in cui ci si trova.
Prendendo spunto dall’antica teoria dell’Enneagramma, si può sperimentare attraverso la musica il proprio “carattere” per scoprirne da una parte le risorse e dall’altra i loop che non ci permettono di sperimentare altro da quello che siamo abituati a fare. Si può lavorare sulla propria “musica”, per poterla riconoscere, suonare nel momento giusto e modificare nel ritmo, nella melodia, nel tempo in relazione alle circostanze e ai propri bisogni e desideri. Affinché “ è sempre la stessa musica” diventi “la musica che voglio”.
L’uso della musica, così, diventa utile in un percorso di rieducazione della capacità di comprendere metaforicamente qual è la colonna sonora che ci accompagna e condiziona il nostro modo di relazionarci col mondo. La musica diventa il punto di partenza per ripristinare la capacità di rispondere creativamente agli stimoli e di agire nel modo più funzionale ai propri bisogni.
Un esempio di lavoro in gruppo. Partendo da una fantasia guidata si danno ai partecipanti degli input che gli permettano di entrare in contatto con delle parti di sé. Ancora prima si chiede di chiudere gli occhi e di identificarsi nella propria musica, di diventare la propria musica e osservare cosa succede. Diventando la propria musica, analogicamente le persone possono osservare il proprio modo di “suonare”, le proprie caratteristiche essendo “musica”, possono entrare in contatto con le proprie sensazioni ed emozioni prestando attenzione al piacere e/o meno che queste provocano. Una musica, in questo senso quindi la persona, può suonare rock o leggera, può essere suonata da un’orchestra o da un solo strumento, può essere suonata all’aperto o al chiuso, ci può essere qualcuno ad ascoltarla o nessuno. Una musica può suonare in un pub o in un teatro. Può essere lenta o veloce, con pause o tutta d’un fiato.
Finita la fantasia guidata, si riaprono gli occhi e senza parlare, i partecipanti scelgono uno o più strumenti musicali che nel frattempo sono stati disposti nel cerchio. Per strumenti musicali considero tutto ciò che produce suono, quindi anche la voce e il corpo. Successivamente, chi vuole può esprimere ciò che ha esperito durante la fantasia usando sia gli strumenti scelti, ma anche gli altri partecipanti dando vita così, passo dopo passo, insieme al terapeuta alla co-costruzione della propria colonna sonora. In questo momento, si può chiedere alla persona se le piace o meno quello che sta costruendo e ascoltando, e che effetto le fa. In più, quali caratteristiche ha la musica e in che modo queste hanno a che fare con il proprio modo di stare al mondo. A questo punto si chiede alla persona se vuole cambiare qualcosa di questa musica, ed è così che una nuova musica inizia a suonare ripetutamente. E se questo cambiamento fosse un qualcosa da fare o non fare nella vita, cosa sarebbe? In un primo momento il lavoro si muove su un piano analogico, la persona entra in contatto con i propri stati emotivi, fa esperienza delle proprie “cristallizzazioni” caratteriali che intanto sono diventate musica e suoni, per poi terminare su un piano digitale di consapevolezza e trasformazione “come quando nella vita?”. Ecco che la musica può diventare una risorsa utile per me come terapeuta per facilitare la persona ad esplorare, riconoscere, modificare e ampliare i vari aspetti di sé, può diventare strumento di mediazione nel processo di apprendimento, dove per apprendimento si intende l’integrazione di un’esperienza emotiva, cognitiva e di azione. Se prima del lavoro la persona era ingabbiata all’interno di comportamenti stereotipati e poco funzionali a rispondere ai propri desideri e al contesto di riferimento, durante il lavoro può sperimentare un modo di stare al mondo creativo, un più ampio ventaglio di risposte e di conseguenza una qualità di vita più soddisfacente.
L’uso della musica nella relazione d’aiuto dunque arriva da lontano. Il rapporto dell’essere umano con la musica parte da lontano. Essa è compagna di momenti bui e di momenti di luce. Attraverso la musica si può prendere con-tatto con le parti più intime, ci si esprime, si dà senso a quello che si prova, e come per magia il vissuto si fa chiaro, si scioglie, si trasforma. Con la musica ho creato relazioni da cuore a cuore, da pancia a pancia. Ho potuto incontrare popoli lontani senza saper parlare la loro lingua, la musica è linguaggio universale.
Con la musica ho danzato a piedi scalzi sulla terra, ho viaggiato per le strade del mondo, mi sono addormentato sotto un albero alla fine del giorno. La musica fa dialogare il naturale con il soprannaturale, il logico con l’artistico, l’uomo con l’universo. La musica cura quando uno sciamano percuotendo il proprio tamburo entra in trance divenendo mediatore di due dimensioni diverse, quella terrena e quella degli antenati, degli spiriti. Quando i ritmi forsennati costruiti nella relazione tra chi cura e chi viene curato, portano allo sfinimento e alla pace interiore. La musica cura quando uno psicoterapeuta chiede al proprio cliente di esprimere ciò che sente con dei suoni, con la propria voce, attraverso degli strumenti che prendono vita e rispecchiano vita. La musica cura quando viene amplificata e improvvisata, co-costruita nella relazione tra terapeuta e cliente/paziente. Quando integra le parti che apparentemente sono lontane tra loro, ma in realtà trovano casa nella stessa persona. Cura la musica quando non può esserci altro canale comunicativo che non siano suoni, rumori, semplici melodie. La musica parte da una sorgente e se arriva ad un’altra sorgente che accoglie, risuona. Come risuonano in me le parole dei maestri che in questi anni ho incontrato. Trova la tua strada e segui il tuo cuore. Io sento il battito del mio cuore, è musica.
La musica tocca vissuti dimenticati ma che continuano a vivere. La musica è simbolo di vita. Gli strumenti che la producono sono simboli. Nella mia nuova casa c’è musica. C’è una musica per ogni stagione.

Bibliografia

Manarolo G., Ascolto e musicoterapia, ed. Ugo Boccassi, 1999.
Mazzei S., “Creatività e integrazione in psicoterapia”, Estratto da: Qui e Ora Rivista di Gestalt, 2013.
Piccirilli M., Come la mente modifica il cervello, ed. Morlacchi, Perugia, 2011.
Quattrini G. P., Fenomenologia dell’esperienza, ed. Zephyro, Firenze, 2007.
Quattrini G. P., Per una psicoterapia fenomenologico-esistenziale, ed. Giunti, Firenze, 2011.
Ragni S., Le nuove arti terapie. Percorsi nella relazione d’aiuto, ed. Franco Angeli, Milano, 2013.
Verucci M., Efficacia della musicoterapia sui sintomi della schizofrenia, in Perilli e Russo, La medicina dei suoni, ed. Borla, Roma, 1998.

Please cite this article as: Fabio Specchiulli (2014) AD OGNI VITA LA SUA MUSICA. Formazione IN Psicoterapia, Counselling, Fenomenologia. https://rivista.igf-gestalt.it/rivista/ad-ogni-vita-la-sua-musica/

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