TEATRO E TEATRANTI NELLA VITA QUOTIDIANA: ILLUSIONE E DISILLUSIONE NELLA RELAZIONE DI COPPIA

Pierluca Santoro

di Anna Rita RAVENNA,

PSICOLOGA, PSICOTERAPEUTA Direttrice Istituto Gestalt Firenze

e Simona IACOELLA

PSICOLOGA, PSICOTERAPEUTA

Pubblicato sulla rivista “Informazione Psicoterapia Counselling Fenomenologia” n° 2, settembre – ottobre 2003, pagg. 24-29, ed. IGF. Roma

 

 

“Stare in relazione” è la condizione naturale degli esseri umani, come naturale è respirare, vivere immersi nell’atmosfera. Nell’arco della vita umana possiamo considerare fondamentali le relazioni familiari, in particolare la relazione madre-bambino, e la relazione con il partner che in differenti modi è improntata dallo stile delle relazioni primarie. La coppia, come la famiglia, ha funzione sociale in quanto luogo della moltiplicazione delle possibilità di benessere del singolo, ma a volte sembra tramutarsi in luogo di sofferenza.

La coppia si fonda su di un profondo coinvolgimento emotivo che agevola  lo sviluppo e l’espressione di quell’intimità relazionale già vissuta nel rapporto con la madre e che conferma all’individuo il suo valore in quanto essere umano con le proprie specificità, ivi compresi i propri limiti. Sentirsi costantemente, anche se in diversi modi, in relazione con altre persone conferma ad ogni istante la propria presenza nel mondo dell’altro restituendo sicurezza e fiducia.

Nei discorsi sulla relazione di coppia ricorrono alcune parole chiave quali innamoramento, speranza, illusione, delusione, disillusione. Propongo di seguito alcuni possibili significati di queste parole, significati che, legati fra loro, danno una visione delle difficoltà nella vita in due. Questa visione è stata ed è per me particolarmente utile sia nella vita privata che nella vita professionale, nel lavoro psicoterapeutico con gli individui e con le coppie.

La parola innamoramento indica quel processo con cui inizia la relazione di coppia. Le caratteristiche di base dell’innamoramento sono funzionali all’instaurarsi della relazione, alla possibilità stessa di aprirsi ad un contatto che col passare del tempo diventa sempre più complesso ed intimo.

Bisogni e desideri sono il fondamento stesso dell’essere umano e la  possibilità di soddisfazione, o di sostenerne la frustrazione, è parte essenziale del benessere individuale.

Nell’incontro con l’altro emergono in figura elementi che sembrano essere in grado di soddisfare i bisogni antichi rimasti insoddisfatti e i desideri attuali della fase esistenziale che si sta vivendo.

Nascono così desideri e speranze o meglio vissuti inconsci di speranza, che nel tempo si rivelano illusori. Le speranze, a differenza delle illusioni, si possono considerare valutazioni di elementi reali che permettono di rappresentare possibili evoluzioni degli eventi secondo modalità e verso situazioni desiderate; le esperienze sono accompagnate dal senso dipossibilità, senza alcuna certezza assoluta. Di fatto questa visione si può acquisire solo in una fase successiva della relazione di coppia quando, passato l’innamoramento, non rimane che guardare se stessi e l’altro nella pura realtà, quando siamo in grado di vedere “il Re nudo”. E questo il momento cruciale della vita di coppia, è il momento in cui si verifica l’intensità del legame affettivo che nel tempo si è andato creando con il partner in quanto persona e non semplicemente in quanto oggetto di soddisfazione dei nostri desideri. L’innamoramento al contrario è un processo fondato sulle proiezioni di elementi che appartengono al mondo interno. Questo può generare illusioni, risultanti da deduzioni da elementi reali che però creano aspettative immaginarie che non potranno essere soddisfatte.

Attraverso un processo che si svolge sia a livello consapevole che a livello inconsapevole, si attribuisce all’altro il compito di soddisfare le nostre esigenze ed aspettative.

Finché dura l’innamoramento per esempio tutte le uguaglianze con il partner appaiono rassicuranti e tutte le differenze utili questa aiuta a tenere sotto controllo ed a sedare l’ansia esistenziale.

Tipica dell’innamoramento è l’illusione di poter riempire con il nuovo rapporto il vuoto incolmabile lasciato dalle relazioni primarie, oppure trovare nella dualità, simmetrica o complementare che sia, quella costante conferma di sé che aiuta a sfidare il mondo lasciando riemergere l’antica vitalità soffocata dall’incertezza, dalla insicurezza personale amplificata dalla solitudine. La scelta infatti appare drastica: vita condivisa con un partner o vita in solitudine.

L’illusione che la relazione di coppia possa essere utilizzata per soddisfare bisogni mitici, oltre ad altri più concreti e specifici, che possa essere la “terra promessa”  nella quale i bisogni vengono sempre soddisfatti ancora prima di essere espressi, rappresenta il nucleo problematico fondamentale che si affronta e si elabora nella vita di coppia, già semplicemente vivendola, per poter trasformare l’innamoramento in un rapporto d’amore. Questo processo contemporaneamente si intreccia con i processi di trasformazione individuale di ciascuno dei due partner e con le diverse problematiche proprie delle differenti fasi del ciclo vitale degli individui e della coppia.

Infatti possiamo considerare la vita in sé come un intreccio di cicli individuali, relazionali di coppia, relazionali familiari, relazionali sociali.

Se inizialmente la coppia è rapita in un mondo proprio lontano dal mondo reale, nel divenire temporale dovrà inevitabilmente misurarsi con la illusorietà di questa dimensione. Sia i singoli che la coppia sono immersi in un continuo fluire i cui momenti possono essere significativamente diversi per i partners, sia per tempi che per contenuti, creando asincronie e tensioni.

Questo movimento è la dinamica stessa della vita che  apre la porta alla disillusione aprendo il passaggio dall’adorazione fondata sull’illusione alla necessità di tenere conto della complessità e dell’ambivalenza nata dall’incontro con l’altro.

Nel linguaggio comune viene usato frequentemente il termine delusione. E’ una parola sulla quale merita soffermarsi. Nella lingua italiana i verbi illudere e deludere sono anche riflessivi, indicano, cioè, azioni che il soggetto compie nei confronti di se stesso. Siamo abituati ad utilizzare questi verbi quasi esclusivamente in modo transitivo: “mi hai illuso”, “mi hai deluso”. Eppure è la persona stessa che “si illude”, illude se stessa prendendo in considerazione dell’altro solo le caratteristiche che considera adatte a dare positive ed immediate risposte ai propri bisogni.

Questo fa sì che l’innamoramento si fondi  su motivazioni inconsce della scelta del partner elicitate da alcuni aspetti del mondo personale, relazionale, culturale e sociale dell’altro mentre rimane sullo sfondo la complessità della sua esistenza. La persona rimane nello sfondo  ed alcune specifiche caratteristiche ne emergono in primo piano rimanendovi fisse per un tempo più o meno lungo.

Se il mio partner è ricco deduco che mi farà sempre regali costosi e di mio gusto. In realtà egli potrebbe non farmi mai un  regalo o farmene raramente impegnandoci pochi risorse o regalarmi un oggetto che non sarà di mio gusto, ma queste possibilità non entrano nel campo della consapevolezza. La persona non è sciocca, cognitivamente è perfettamente in grado di accogliere questa varietà di ipotesi, ma…. è innamorata, vale a dire illusa, rigidamente fissata su quell’unica ipotesi che al momento agevola il suo rapporto con l’altro. Arriverà poi il momento della delusione evidenziata dal senso di tradimento delle aspettative, dalla caduta delle “speranze”, dai sentimenti di sconforto e di amarezza. Ogni volta che siamo “delusi”, siamo noi stessi che ci stiamo deludendo in quanto precedentemente avevamo illuso noi stessi.

Ogni delusione prevede sempre che ci sia stata prima un’illusione, ed è la persona stessa che la crea legandosi all’aspettativa di soddisfare specifici bisogni attuali.

Il termine disillusione rimanda ad un processo che si svolge nel tempo e che riguarda l’intero modo di essere al mondo dell’individuo, un processo che accompagna l’individuo dalla nascita alla morte agevolando il vivere nel qui ed ora, sgombrando il campo da pregiudizi, illusioni e verità assolute. Questo processo può essere considerato l’altra faccia e di ciò che in Gestalt si chiama consapevolezza e per quanto riguarda la vita di coppia consente di entrare in contatto con l’altro per quello che è, di incontrarlo attraverso le sue e le nostre specificità agevolando la creazione di un “noi” in cui le due entità esistano in quanto tali, incontrandosi  in uno spazio alimentato dal sentimento, dall’amore, piuttosto che dal bisogno.

Questa modalità di stare insieme agevola una vita di coppia nella quale ciascuno sviluppa e  narra la propria esperienza vivendola nello stesso tempo in cui vive e ascolta l’esperienza dell’altro. Si da così in questo spazio, anche in quanto condiviso, un senso più ampio ed approfondito agli eventi dell’esistenza del singolo e si crea una “nuova” storia, la storia di un “noi” che nasce da una confluenza sana in quanto ricercata, voluta, non necessitata.

Sarà così possibile cambiare la punteggiatura della sequenza di eventi, e potremo raccontare a noi stessi in modo nuovo il vivere in coppia, e passare dall’attribuzione all’altro di tutta la responsabilità  del nostro malessere alla possibilità di assumerci la respons-abilità della nostra esistenza, consapevoli dell’importanza che l’altro ha nel nostro esistere, ma liberi di scegliere come stare in relazione con lui/lei.

La coppia è l’insieme che nasce dalla relazione tra  due individui e dalla loro intrinseca capacità di trascendenza. E’ una Gestalt. Ma l’esistere nel tempo consapevolmente, dare valore, quindi senso, alla propria esistenza, richiede un riconoscimento della “specificità” di sé e quindi dell’altro, senza confondersi, senza confluire in una uguaglianza che diventa massificazione. Senza abdicare alla dignità che in quanto tale non può essere che individuale.

Si può abdicare alla propria dignità in tanti modi per esempio non mettendosi in gioco, oppure cedendo sui propri principi; annullando il riconoscimento di sé, del proprio valore in quanto persona. E, non mettendosi in relazione in modo pieno ed autentico, si nega in realtà anche il valore dell’altro: creargli intorno un manto di onnipotenza vuol dire semplicemente non accettare i suoi limiti.

Altre volte facciamo pressione perché l’altro si adatti al nostro modello. Il rischio è la disconferma dell’altro: “Tu non esisti per come sei, ma solo in funzione della soddisfazione dei miei bisogni”.

D’altro canto, secondo Bowlby (1982), lo stile dei primi rapporti di attaccamento ha un’influenza notevole sull’organizzazione precoce della personalità e sulla rappresentazione che il bambino avrà, da adulto, di sé, degli altri e delle relazioni.

Una relazione si può definire disfunzionale quando non favorisce il benessere di entrambi gli individui; emergono allora in primo piano modalità relazionali caratterizzate da un aggrapparsi ansioso, o da richieste eccessive, o ancora da un distacco disimpegnato, oppure da un’indipendenza provocatoria. Se immaginiamo la relazione di coppia fondata su un accordo in parte implicito in parte esplicito, si può parlare di “buon accordo” solo se le esplicitazioni variano nel tempo attraverso la continua interazione con il mondo esterno ed il mondo interno di ciascun partner. Infatti, nel momento dell’incontro  ogni partner porta con sé un proprio mondo ricco di bisogni, aspettative, miti, modelli che in quel momento della propria esistenza richiedono un ascolto particolare.

Si incontrano due patrimoni, due universi  che nel dar vita ad una coppia danno vita ad una nuova Gestalt con un sistema di regole proprie. Si giunge ad un “patto implicito” di cui una parte consistente, inizialmente in primo piano, è quella in cui ognuno si aspetta che l’altro si comporterà in un determinato modo in specifiche occasioni. Ma il patto contiene anche una proposta/richiesta inconscia di relazione olistica: “ti compro tutto/comprami tutto”, mi illudo che tu possa rispondere a ciascuno dei miei bisogni e cerco, attraverso il nostro rapporto, di essere rassicurato/a attraverso l’illusione del senso di permanenza e di stabilità della mia esistenza.

Inizialmente la richiesta ha il suo maggior fondamento su questa illusione. Nel tempo però, se l’evoluzione del rapporto di coppia porta al superamento delle naturali crisi ed all’instaurarsi di quel legame profondo che chiamiamo amore, l’espressione “ ti compro tutto/comprami tutto” acquista ben altro senso. Il permanere nel tempo della coppia, testimonia allora la presenza di un sentimento maturato nel tempo che si può definire come il desiderio che l’altro esista nel mondo e mantenga una relazione con noi, relazione che, nel momento dell’incontro, genera un piacere indescrivibile fortemente relato ad un tempo al senso dell’unione e della separatezza all’apprezzamento ed alla compassione per i limiti.

La vita è un processo in continuo divenire e non sempre è facile raggiungere stabilità nel cambiamento, stabilità certamente diversa dal rigidità sia a livello individuale che nelle coppie. Difficile è anche raggiungere nella coppia un rapporto di unicità ed esclusività, con una sana interdipendenza  ed un buon equilibrio tra attaccamento e autonomia.

Un percorso di crescita che ci consenta di “essere in coppia” richiede una dimensione profonda che, Minkowski (1971), considera relata al fatto che  non ci conosciamo mai a fondo; ma questa non è una insufficienza intrinseca negli umani: dato che l’impulso alla conoscenza ha per scopo non un’accumulazione di nuove conoscenze, ma entrare  in contatto con il fondo/sfondo del nostro esistere attuale.

D’altro canto, ciò che diciamo a noi stessi riguarda nella stessa misura e in maniera altrettanto immediata il nostro atteggiamento verso gli altri: “anche qui, dietro a quello che possiamo conoscere di loro, palpita sempre la sorgente inesauribile della vita. Ed è proprio questa sorgente che crea quel legame intimo e primitivo tra me e i miei simili, simili nelle tendenze profonde, inaccessibili alla conoscenza eppure orientate naturalmente verso la ricerca” (Minkowski, 1971).

 

 

BIBLIOGRAFIA

–   Bateson G., Verso un’ecologia della mente, Ed. Aldelphi, Milano, 1976

–         Bowlby J. Costruzione e rottura dei legami affettivi, Raffaello Ed. Cortina Ed., Milano, 1982

–         Clarkson P., The therapeutic relationship, Ed.Whurr Publishers Ltd., London,1995

–         Dizionario Italiano Zanichelli Lo Zanichelli interattivo, 2000

–         Hycner R., Jacobs L., The healing relationship in Gestalt Therapy, Ed. The Gestalt Journal Press. Inc., New York, 1995

–         Minkowski E. Il tempo vissuto, Einaudi Ed. Torino, 1971

–         Perls F., Hefferline R., Goodman P., Gestalt Therapy, Ed. Astrolabio, Roma, 1975

–         Winnicott D., Sviluppo affettivo e ambiente, Ed. Armando, Roma, 1975

 

 

 

 

PSICOLOGA, PSICOTERAPEUTA

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