Introduzione al Numero 3

Pierluca Santoro

di Anna Rita Ravenna

Didatta-supervisore,

Direttrice – Istituto Gestalt Firenze – sede di Roma

INformazione Psicoterapia Counselling Fenomenologia”, n°3 gennaio – febbraio 2004, pagg. 3-5, Roma

 

Nell’autunno del 1968, per la prima volta, salivo le antiche “scale” di Petrella sino quasi ai piedi della Rocca Cenci.

Ogni volta che ritorno mi chiedo se Stendhal, Shelley, Artaud abbiano salito gli stessi gradini o abbiano scritto di Beatrice senza aver mai ripercorso i suoi passi.

Dal 1968 al 2003 sono passati 35 anni, la parte centrale della mia vita…. ammesso che io viva almeno sino ad 83 anni (!!!).

Petrella, il Lago del Salto, la Piana di Rascino, il Parco del Cicolano, la mia casa a Santa Vittoria sono presenze che hanno punteggiato silenziosamente gli eventi e le trasformazioni della mia vita personale e della vita della mia famiglia.

Alessandra, mia figlia, ha conosciuto Petrella nel luglio del 1972, aveva poco più di un mese e la nostra casa a Santa Vittoria aveva solo le fondamenta.

Toto, il sorridente muratore-factotum (se ben ricordo, suonava anche i “piatti” nella banda del paese) lavorava con entusiasmo seguendo l’estro molto creativo e molto scomposto di Aldo, mio marito. Ma costruire in montagna è difficile e noi eravamo giovani ed i soldi arrivavano con il contagocce così come l’acqua che a Santa Vittoria non arrivava mai. Andavamo a fare rifornimento al Colle della Sponga con i bidoni che l’ospedale usava per il bergamotto e poi buttava via.

Eravamo giovani e pieni di entusiasmo e, comunque, i soli tra i nostri amici ad avere una casa fuori Roma. E così ogni fine settimana si correva a Petrella: 3, 4, 5 famiglie di giovani amici con i loro bambini.

E’ per questo che la nostra casa ha più letti matrimoniali (e non) che finestre.

Negli anni settanta c’erano molto più “ponti” di ora. In novembre: i Santi, i Morti e…. la Vittoria; in dicembre l’Immacolata e poi Natale, ma soprattutto Capodanno, qualche volta persino con la neve e con i nostri vicini, e Pasqua anche lei, a volte, con la neve. Poi in maggio  le ciliegie al Santuario di Santa Maria Apparì.

Per varie circostanze ho conosciuto poco la vita di Petrella in estate, quando invece,  Petrella e soprattutto Borgo San Pietro hanno sempre richiamato più turisti, pochi o tanti,  a seconda dei tempi.

Luglio del 2003 è stata quindi per me un’esperienza nuova da diversi punti di vista.   Le strade di Petrella si sono popolate lentamente dal primo giorno del “nostro” arrivo, venerdì 18 luglio[1].

E’ vero, in questi ultimi anni si sono moltiplicate le iniziative delle “feste” in piazza ma credo che l’evento di quei giorni allegro, gioioso, coinvolgente sia stato qualcosa di diverso da una festa in piazza.

Nell’Istituto Gestalt Firenze, e soprattutto nella sede di Roma, che io personalmente dirigo, da tempo, si vanno moltiplicando le iniziative; non solo la scuola post-laurea di perfezionamento in psicoterapia, non solo diversi corsi di formazione, ma anche “incontri” liberi, aperti a tutti sui più differenti temi di confronti.

Negli anni si è reso sempre più evidente il desiderio di molte persone di conoscere e di farsi conoscere, di parlare di sé di condividere le proprie opinioni di ascoltare quelle degli altri in un contesto stimolante, libero, non giudicante e, soprattutto, divertente.

E’ in questo contesto che il mio amore per Petrella, le stimolanti provocazioni di Oliviero Rossi, il desiderio degli allievi di portare nella vita “reale” i loro apprendimenti, la modalità esperienziale fondamento del nostro approccio di lavoro  si sono integrate in un’ipotesi di lavoro/gioco con gli abitanti del Cicolano.

Per fortuna, il parere dei nostri abituali referenti, Paolo Quattrini, Direttore scientifico dell’Istituto ed Aldo Felici, mia costante e severa coscienza critica, si sono controbilanciati. Ascoltando la nostra idea, Paolo ha commentato: perché no?

Ed è partito subito con le sue proposte creative e quanto mai concrete e processuali, adeguate a far calmare gli aspetti eccessivi dell’entusiasmo senza spengerlo e mantenendoci con i piedi per terra. Aldo ha commentato: mi sembrate matti! Tradendo con lo sguardo ed il sorriso quanto piacere gli dava essere, se pur tangenzialmente, in contatto con questo gruppo di “matti”, posizione che gli ha sempre permesso di partecipare alle iniziative dell’Istituto con tempi e modi suoi, senza troppe responsabilità.

E così siamo arrivati, Oliviero Rossi, Aldo Felici ed io, alle riunione nella sede del  Comune di Petrella. Aldo ed io, non eravamo certo dei “perfetti estranei” per il Sindaco e gli amministratori e per i tanti abitanti di Petrella che, con diversi ruoli hanno reso possibile la realizzazione del progetto[2] ; ma ancora oggi mi chiedo che effetto devono aver fatto questi tre”cittadini” con idee più simili a sogni e… con tante pretese.

Mentre scrivo ripenso a me stessa in diversi incontri in Comune nell’inverno/primavera 2002/2003 e mi rivedo con i “paraocchi” come quelli che  si usano per i cavalli perché non si distraggano e tirino dritto per la loro strada. Un po’ mi viene da ridere, un po’ mi viene un brivido. Quelle persone, in gran parte sconosciuti, come avranno fatto a sopportarmi? Certo è che con tanto entusiasmo, buona volontà, mediazione e impegno siamo arrivati in porto, o meglio in piazza.

La Gestalt psicosociale trova il suo fondamento sostanzialmente in due idee:

1)      nella comunità come in ogni individuo anziché concentrare l’attenzione su vincoli, mancanze, impossibilità, occorre valorizzare le risorse attuali e potenziali e le opportunità entrambe sempre presenti in ogni contesto anche se non evidenti a prima vista;

2)      tra la stabilità/immobilità totale ed il cambiamento radicale, improvviso e discontinuo, esiste la possibilità di sperimentare e risperimentare nel tempo variazioni possibili attraverso differenti e coordinate fasi operative fondate sulla capacità e responsabilità e quindi sul potere intrinseco a ciascun soggetto che a qualsiasi titolo prende parte all’evento.

 

Queste due idee di fondo costituiscono la fase I di ogni nostro progetto, ma è anche evidente che non sorgono dal nulla, lì per lì, ma sono atteggiamenti esistenziali che si acquisiscono nel tempo.

La fase II riguarda la costruzione di pensabilità di un progetto scelto tra insiemi di possibilità diverse sia a livello intramentale che interpersonale e ambientale.

Abbiamo poi una fase III mirata alle elaborazioni delle difficoltà interne personali e relazionali rispetto al progetto che inizia a definirsi nei suoi basilari elementi  costitutivi.

La fase IV e la fase V riguardano rispettivamente la ricerca delle risorse nel rapporto con l’ambiente ed il passaggio all’azione sperimentale.

Seguendo questo percorso, si immagina e, quindi, si inventa la realtà procedendo in esperienze che non hanno alcun metro esterno di valutazione e, quindi, non possono fallire, come ama affermare Paolo Quattrini “male che vada avremo fatto la nostra cosa divertendoci” e con essa un’esperienza…. se non lasciamo dormiente il nostro spirito critico.

A volte può accadere, miracolosamente, che la conclusione di un evento permetta di scoprire in noi e negli altri, oltre che meraviglia e gioia, anche maggiori possibilità o, come direbbero gli psicologi, più empowerment.

E questo, tra oggetti antichi, risate, lacrime, foto, piatti di pasta, formaggi, rappresentazioni in piazza ed a teatro, bicchieri di vino, strette di mani, sorrisi ed abbracci, mi sembra sia avvenuto a Petrella Salto il 18, 19 e 20 luglio 2003.

 

Anna R. Ravenna

 

 

 

¹ Mi riferisco : 1) all’equipe dell’Istituto Gestalt Firenze che ha preparato e sostenuto l’evento: gli allievi della scuola di specializzazione in psicoterapia con la collaborazione di L. Bongiorno, K. Botticelli, D. Cardamomi,  A. Grasselli, K. Lamandini,  M. Palumbo, L. Magalotti, N. Ravenna, S. Poli, S. Rubechini, F. Salvatori;

2) alla compagnia l’Archimandrita del Teatro Furio Camillo diretta da Andrea Felici, alle compagnie Dark Camera e Lios dirette da Marcello Sambati, ad A. Cosentino ed M.Civica, cui si deve la conduzione degli spazi teatrali;

3) a Gianni Capitani cui si devono le istallazioni artistiche;

4) ad Aldo Felici cui si deve l’installazione della mostra degli attrezzi.

 

² Ricordo tra i tanti: gli abitanti del Cicolano, M. Bellizzi (Sindaco di Petrella Salto) e le associazioni:Provincia di Rieti, VII Comunità Montana – Salto Cicolano, Comune di Petrella Salto, Monastero di Santa Filippa Mareri, Istituto Comprensivo Scolastico – Giovanni XXIII, Associazioni civiche di: Capradosso, Fiumata, Offeio, Oiano, Petrella Salto, San Martino e Staffoli, Associazioni parrocchiali di: Borgo San Pietro e Capradosso, Associazione di volontariato “Il seme della solidarietà” e soprattutto i loro rappresentanti che personalmente tanto si sono prodigati per la riuscita dell’evento.

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